Figlio del nobile John Byron detto il Pazzo e della nevrastenica Chaterine Gordon of Gight, una blasonata ereditiera imparentata con Giacomo I di Scozia, George Gordon Byron fin da piccolo fu messo a dura prova. Nato con una malformazione al piede che lo aveva costretto per tutta l’infanzia a subire atroci torture per cercare di migliorare il problema, il diavoletto zoppo, come lo chiamavano malignamente in città, era nato a Londra nel 1788. Il nonno, navigatore e scrittore, era soprannominato Jack Maltempo, per via delle tempeste che sempre lo avevano accompagnato nei viaggi con la sua nave, la Dolphin.

Byron trascorse i primi anni di vita ad Aberdeen in Scozia con la mamma Chaterine, che si era rifugiata là per sfuggire ai debiti del marito. Anche lui vi venne ad abitare per un periodo, ma i due vissero in appartamenti separati. Nel 1791 il padre morì dopo che si era trasferito in Francia.
Il piccolo Byron cresceva soffrendo per i suoi problemi personali e per le malignità che intuiva da parte dell’opinione pubblica verso i propri genitori, la mamma in particolare, che tra l’altro a volte si burlava della sua infermità.
Invaghitosi a otto anni della lontana cugina Mary Duff e poi di un’altra cugina, Mary Ann Chaworth, che non lo considerava, Byron conobbe le prime delusioni amorose. “Vi pare che potrei affezionarmi a quel ragazzo zoppo?” sentì dire un giorno da Mary Ann alla cameriera, cosa che lo ferì profondamente.
Alcuni anni dopo, alla notizia del matrimonio dell’idealizzata Mary Duff, il ragazzo addirittura ebbe un malore.
Mia madre non faceva che canzonarmi per quella tresca infantile e alla fine, molti anni dopo, quando avevo sedici anni mi disse: “Oh Byron la tua vecchia morosa Mary Duff è sposata con un certo Coe”. Non sono certo in grado di spiegare o motivare ciò che provai in quel frangente, ma per poco non cadevo in convulsioni e mia madre si prese un tale spavento che una volta che mi fui ripreso, evitò per sempre l’argomento
da Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno, diari di G.Byron
Il tradimento degli amici lo indusse poi a chiudersi in se stesso, tanto che alla morte del cane Boatswain gli fece erigere un monumento con scritto Questo monumento onora i resti di un amico, che possedeva bellezza senza vanità, forza senza insolenza, coraggio senza ferocia e tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi. Alla memoria di Botswain che nacque a Terranova nel maggio 1801 e morì a Newstead Abbey il 18 novembre 1815.. Un amico solo conobbi e qui riposa.


Di famiglia nobile anche da parte di padre, il giovane Byron ereditò una fortuna dopo la morte di un ricco prozio proprietario dell’antica abbazia medievale di Newstead. Il nobile, che in una rissa aveva commesso perfino un omicidio, aveva trasformato il monastero in dimora nobiliare dopo l’abbandono dei monaci. Insieme al castello, Byron ottenne anche il titolo di Lord e barone di Rochdale, e come voleva l’etichetta, improvvisamente a scuola cominciarono a rivolgersi a lui con distacco formale chiamandolo Dominus, cosa che lo fece piangere.
“Non ero capace nè di sangue freddo, nè di riflessione, nè di calcolo”… Imitava i suoi compagni, era convenzionale come tutti gli esseri che accolti tardi in una società chiusa, hanno verso le leggi di questa società un culto un po’ inquieto.
da Don Giovanni o la vita di Byron di André Maurois
L’abbazia di Newstead era fatiscente, coperta di edera e tralasciata, si trattava di un vecchio rudere in rovina che però esercitò sul giovane un fascino irresistibile. L’amore per l’antichità e la storia che da sempre lo avevano contraddistinto, la passione per la natura e per i paesaggi selvaggi, ebbero da quel momento un luogo ottimale dal quale trarre ispirazione. L’inquietudine di temperamento, alimentata dall’educazione rigida e puritana, con le teorie sulla predestinazione, la paura del diavolo e il timore delle punizioni divine a lui inculcate dalle balie di famiglia, e inoltre la sua sensibilità, ferita dalle critiche per la sua zoppia, lo avevano reso un bambino difficile, uno fuori dagli schemi. I sentimenti contrastanti che provava per quella famiglia particolare e per quella mamma instabile, con i suoi scatti di ira seguiti da abbracci e sbaciucchiamenti, lo destabilizzavano.


Intanto lui aveva imparato ad amarsi moltissimo. Aveva una bella faccia, con una capigliatura di morbidi ricci castano rossicci e gli occhi attenti e brillanti. La sua presenza era piacevole, con un fisico e spalle ben formate che esprimevano la passione per il nuoto e la boxe. George Gordon Byron era un grande lettore, leggeva di tutto, la Bibbia poi lo aveva sempre appassionato e per tutta la vita ne terrà una copia sul comodino. Spesso, in cerca di tranquillità, si rifugiava immerso nella lettura sotto l’olmo vicino al vecchio cimitero, là dove gli altri ragazzini avevano quasi timore ad andare.
La sua prima raccolta di poesie dal titolo Ore d’Ozio suscitò un attento interesse nella società londinese, ma subito anche alcune crudeli critiche delle quali iniziò presto a non curarsi più di tanto. “In tutte le vetrine dei librai vedo il mio nome e godo in silenzio della mia gloria… Sopporto ogni cosa con filosofia“
Scrivere divenne la sua consolazione insieme all’amicizia con il pastore Reverendo Mr. Becher, con il quale faceva lunghe conversazioni sull’esistenza e l’universo. La conoscenza poi dei fratelli John e Elizabeth Pigot, amanti come lui dello studio e della lettura, lo invogliava a scrivere ancora di più.
“Perchè Pigot, lamentarsi del disprezzo di una donna? Perchè agitarsi e disperare? Tentate pure se volete. Ma credetemi, mai un sospiro ha conquistato una civetta. Come conquistarla? Fingete di amare altrove e lei comincerà con mettersi di malumore…“
Il “bon ton” prescriveva di non fare nulla. Era l’epoca in cui la moda, in Inghilterra, ordinava agli uomini di bere e di giocare… Un convitato che non fosse capace di vuotare più di due bottiglie durante un pranzo era considerato un cattivo compagno… La lettura, la cultura, cose per le quali Byron nutriva una passione sincera benchè disordinata, annoiavano quegli studenti.
Dopo anni di soprusi subiti dai compagni di scuola a causa dei difetti fisici, del carattere irascibile e della corporatura robusta tendente alla pinguedine contro la quale combatterà tutta la vita, crescendo, imparò a seguire i suoi istinti senza paura e per quel suo essere anticonvenzionale e le immense conoscenze acquisite con i suoi studi, divenne un leader, uno famoso e imitato dai giovani, i quali si atteggiavano come lui, senza averne magari la stoffa. Era divertente ed estroso, buono e generoso, e più volte aveva distribuito soldi a chi ne era in necessità. I suoi amici preferiti erano ragazzi semplici e onesti, come Eddleston un giovanetto che un giorno aveva salvato dai gorghi del fiume, e Edward Noel Long, con il quale andava a nuotare. Long sapeva anche suonare il violoncello e Byron l’ascoltava bevendo gazosa, la sua bevanda preferita. Intanto il suo disprezzo per l’ipocrisia e il senso di protezione verso i deboli crescevano e cresceva anche l’ammirazione degli altri verso di lui.
Quell’uomo, che gli avversari dipingevano come indifferente ai dolori umani, dispregiatore dei suoi simili e nemico di Dio, dedito solo al culto della propria vanità e de’ propri vizi, aveva nel fondo della sua grande anima, un altare dedicato alla religione degli oppressi e la fede sempre viva nel progresso dell’umanità, che è il compimento delle leggi divine sopra la faccia della Terra
da Vita di Lord Byron di Emilio Castelar, 1905
Il suo carattere predominante era quello di una meditazione profonda che si animava con la discussione… I lampi di gaiezza, di sdegno o il fiero sorriso avrebbero potuto ingannare.. ma quelli che avessero potuto studiarlo ed osservarlo nei suoi momenti di calma, si sarebbero accorti che la sua espressione abituale era malinconica… Il movimento delle sue labbra rivelava pensieri di orgoglio… Aveva quel linguaggio leggero e schernitore, arma pungente di chi fu offeso dal mondo
Da Saggio intorno al genio e al carattere di Lord Byron, estratto da memorie contemporanee
Di fondo, anche prima che sulla sua figura nascesse il mito, la sua personalità fu così forte da mettere in soggezione chiunque interagisse con lui. In gruppo la sua presenza, chiusa nel suo ego, condizionava fortemente il contesto, che dominava anche quando rimaneva in silenzio… Per decenni essere di moda per i giovani europei significò assomigliare a Byron..
da L’estate di un ghiro. il mito di Lord Byron di Vincenzo Patanè

Diventato con l’eredità dello zio, un Lord del Parlamento, si fece notare nella Camera dei Pari per i dibattiti accesi e per le sue invettive, che gli valsero l’immediata ostilità da parte del mondo dell’aristocrazia inglese. Erano discorsi infuocati in difesa delle classi operaie, per la libertà dei popoli e a sfavore dell’entrata in guerra contro Napoleone, il suo mito.
Gli sorrideva l’idea di alzarsi in piedi in mezzo a quei gran signori per pronunciare alcune verità sgradevoli sulla loro crudeltà
da Don Giovanni o la vita di Byron di André Maurois
Qualcuno rideva dei suoi interventi scrisse il barone Lord John Cam Hobhouse. che poi diventerà uno dei suoi più fedeli amici e lo seguirà in tutte le parti del mondo.
Nel 1809 Byron con Hobhouse e il fedele cameriere Fletcher intrapresero il Grand Tour formativo, esperienza obbligatoria per le persone influenti dell’epoca. Visitarono Portogallo, Spagna, Malta, Albania, Grecia e Costantinopoli, luoghi dai quali il poeta scrisse numerose lettere alla mamma, le quali denotano in fondo il loro affetto, la loro complicità e ironia.
Il 3 di Maggio ho nuotato da Sesto a Abido, ma non c’era nessuna Ero a ricevermi all’arrivo… Sono stato in tutte le principali moschee e sul Bosforo fino al Mar Nero… conosco più di qua che di Londra…
da una lettera di Lord Byron alla madre Caterina, da Costantinopoli, 28 Giugno 1810
In quel viaggio lo scrittore scozzese John Galt ebbe modo di incontrarlo seduto al chiaro di luna sulla nave che si dirigeva verso Malta e lo descrisse con queste parole
Era come un’apparizione… Un mistero avvolto in un sudario, incoronato da un’aureola
Byron avrebbe voluto visitare anche l’Egitto, ma gli mancarono i fondi necessari. Tornò quindi in Inghilterra e stilò un ironico memorandum divenuto poi famoso:
1: A 23 anni il meglio è andato e le amarezze raddoppiano.
2: Ho visto gli uomini di vari paesi e li ho trovati altrettanto spregevoli
3: Sono affranto
4: un uomo zoppo da una gamba è in una condizione di inferiorità che aumenta con gli anni e finirà per rendergli la vecchiaia più stizzosa e insopportabile. In un’altra esistenza mi aspetto due se non quattro gambe a titolo di risarcimento.
5: Sto diventando egoista e misantropo come l’Allegro Mugnaio. Non m’importa di nessuno e a nessuno importa di me.
6: I miei affari in patria e all’estero sono alquanto deprimenti.
7: Sono sopravvissuto alla maggior parte delle mie vanità, perfino alla vanità di ritenermi uno scrittore
dal diario di Byron, Malta, 22 Maggio 1811

Come era di moda all’epoca, iniziò così a pubblicare il Childe Harold’s Pilgrimage, il diario dei viaggi, un insieme di pensieri frenetici che suscitarono subito un grande successo. L’ironia, i toni divertenti e polemici piacquero subito al pubblico inglese, tanto che improvvisamente divenne famoso e gli si aprirono le porte di alcuni circoli esclusivi di Londra come gli ambienti Whig e la dimora degli Holland, uno dei ritrovi per gli intellettuali dell’epoca.
Domenica ho pranzato con Lord Holland a St James’s Square. Comitiva numerosa, fra i presenti Sir S. Romilly e Lady R., il generale Sir Non so chi Bentham, uomo di scienza e di talento, poi Horner, quell’Horner della Edinburgh Review, ottimo oratore alla “onorevole Camera”, persona peraltro amabilissima, e altri probi viri e fidi… La cerchia di Holland è eccellente, incontri sempre qualcuno che vale la pena conoscere.. Mi sono rimpinzato di storione e in generale ho ecceduto con champagne e vino, non comunque da avere la testa confusa. Quando mi metto a mangiare sul serio, m’ingozzo come un arabo o un boa, di pesce e verdura, niente carne però. Tuttavia sto sempre meglio col mio tè e biscotti che con qualsiasi altro regime
dai diari di Byron, Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno
Sono lieto che ti piaccia – scrisse scherzando al poeta Thomas Moore che aveva conosciuto dagli Holland e al quale aveva inviato un capitolo del Childe – E’ un buon pezzo vago di desolazione poetica… Ero quasi pazzo durante il tempo della sua composizione
Lo sprezzante e passionale Harold, il protagonista del suo romanzo che impersonava in realtà lui stesso, commentava i luoghi visitati con un inconfondibile stile acceso e polemico. Uscirono nuovi romanzi che andarono esauriti in pochi giorni e contemporaneamente, sulla stampa inglese iniziarono ad apparire attacchi contro di lui, che veniva paragonato a Riccardo III: deforme nella mente e nel corpo. Dai testi di Byron si intuiva o si voleva intuire la vita dell’autore. La cosa era fin troppo evidente e lui, consapevole di ciò, a volte ci giocava, in modo da suscitare chiacchiere. Scrivere era uno sfogo, come nuotare e tirare di boxe, e immaginando le critiche di sottofondo, divenne ancora più sprezzante e freddo, discostandosi sempre più da quella società che giudicava ipocrita e pettegola. Nonostante il successo, al quale in realtà stentava a credere, era rimasto un estraneo.

dipinto di William Allan, 1831

Manchester Art Gallery
Frequentando i salotti aristocratici inglesi nel 1812 conobbe Anne Isabelle Milbanke, una ricca ereditiera la quale a differenza delle altre, non lo considerò affatto. Figlia unica di una potente famiglia, puritana e completamente imperniata nell’etichetta e i costumi inglesi, la ragazza era l’idolo degli aristocratici e dei monarchici inglesi. Proprio l’opposto del poeta e sicuramente poco adatta a capirlo. Lui ne rimase colpito e inciampò al suo cospetto. Coincidenza che avrebbe dovuto considerare, pensò successivamente.
E’ una donna davvero superiore e, cosa strana per un’ereditiera, pochissimo viziata.. E’ una poetessa, una matematica, una metafisica, eppure è al tempo stesso dolcissima, gentile e generosa, quasi priva di presunzione. Chiunque altro con la metà delle sue competenze si monterebbe la testa
dal diario di Byron, Martedì, 30 Novembre 1813
I due si sposeranno tre anni dopo, nel gennaio 1815. Il matrimonio con Annabella, i loro litigi, i problemi finanziari, divennero il centro della curiosità dell’alta società londinese, la quale fin da subito si schierò al fianco di Annabella. In parlamento nessuno lo salutava, le sue lettere furono a volte falsificate e i discorsi distorti e manovrati, anche a causa della gelosia dell’ex amante di Byron, Caroline Lamb, un’eccentrica nobildonna che spargeva maldicenze sul suo conto. Caroline era un personaggio in vista nell’ambiente, in quanto moglie di Lord Melbourne, primo ministro e consigliere della regina Vittoria.


La focosa nobildonna, al tempo della loro relazione, accecata dalla passione per il poeta, lo seguiva e lo spiava ovunque, anche travestendosi da paggio per intrufolarsi nel suo appartamento. Lui tentava di liberarsi ma lei, credendosi padrona del cuore di lui, era irremovibile. Byron iniziò a reagire bruscamente provando ad allontanarla, ma senza successo. Un giorno, lei gli lasciò una scritta sul sul libro preferito “Ricordati di me“, l’uomo esasperato le rispose con rabbia
Ricordarmi di te? Sì non dubitare e se ne ricorderà anche tuo marito. Nè io nè lui ti dimenticheremo. Per lui sei stata un’adultera, per me un demonio.
Da quel momento Carolina diventò una nemica scrivendo infamie su di lui, falsificando lettere e definendolo pazzo, pericoloso e cattivo.


Il favore che Byron godeva verso il sesso femminile alimentò sempre grandi invidie e lo portò spesso a compiere errori di cui poi si pentiva.
Per me c’è un che di lenitivo nella presenza di una donna, uno strano influsso, pur senza esserne innamorato, non so proprio come spiegarmelo, vista l’opinione non molto alta che ho del gentil sesso. Sono meglio disposto nei miei stessi confronti se c’è una donna nei paraggi. Perfino Mr Mule, che mi accende il fuoco, la più anziana e vizza della specie e con un caratterino che ti raccomando, finisce sempre per farmi ridere, impresa non ardua quando sono in vena. Eh già! Come vorrei essere sulla mia isola! Non sto bene, anche se dall’aspetto non si direbbe. Certe volte ho paura di non starci del tutto con la testa…
dal diario di Byron, Domenica 27 Febbraio 1814
Fu accusato di amare la sorellastra Augusta Leight, con la quale aveva un rapporto di grande complicità. Lei lo chiamava baby Byron, lui Oca, per il chiacchiericcio continuo e a volte sconclusionato. Era figlia della prima moglie del padre e Byron la conobbe quando erano già grandi. Con lei riusciva a distrarsi, si divertiva. Augusta era una delle poche donne che lo comprendeva veramente, diceva.
Parlava di suo fratello come una madre parla di un figlio o un montanaro di una cima: lo trattava come un fenomeno naturale, non come un essere umano responsabile delle sue azioni. Per questo Byron l’amava
da Don Giovanni o la vita di Byron di André Maurois
Si diffuse poi la notizia che da lei aveva avuto la figlia Medora. Fu soprattutto la gelosia di Annabella, la principessa dei parallelogrammi, come lui scherzosamente la chiamava, a suscitare le chiacchiere, in quanto un giorno la donna notò la grande somiglianza della bambina di Augusta con suo marito e questo insinuò in lei il tremendo sospetto di un incesto che come un fuoco alimentò le loro già tante divergenze.
Annabella era una donna intelligente, dotata di una mente matematica e di una religiosità quasi bigotta, avrebbe voluto come espressamente dichiarato, redimerlo. “Ero come la sua coscienza” scrisse a questo proposito, e lui non poteva sopportarlo. Per Byron Annabella era diventata la responsabile di tutto, perchè l’aveva voluto nonostante tutto, nonostante la sua opposizione. I loro rapporti non furono mai idilliaci, anche se gli inizi erano stati coinvolgenti. Byron scriverà versi infuocati contro la loro governante, ingaggiata dai suoceri per vivere con la coppia e colpevole secondo lui insieme a Lady Noel, la madre di lei, di alimentare i loro litigi.
Il matrimonio celebrato il 2 gennaio 1815 si rivela disastroso dall’inizio. Dopo le nozze il poeta è di pessimo umore, non mostra gentilezza o attenzione verso la consorte, e quando i due si trasferiscono a Londra in un costoso appartamento in Piccadilly Terrace, i suoi creditori iniziano ad assediarli senza sosta. Lady Byron è sempre più preoccupata da quella che ritiene essere una forma di instabilità mentale del marito.
da Lord Byron e le maschere della scrittura, Diego Saglia
Infelice e sofferente, Byron iniziò a curarsi con il laudano, una sostanza a base di oppio con effetti antidolorifici e sedativi che all’epoca veniva somministrata regolarmente dai medici. La sorella Augusta in visita da loro, lo trovò in uno stato pietoso dopo che aveva avuto una crisi di fegato. Era irritabile e iniziò a trattarla male come faceva con Annabella.
Aveva bisogno di calma, di solitudine. La scacciava continuamente dalla sua camera dicendole “Non ho bisogno di voi… Spero che non staremo sempre insieme, non ci tengo affatto. L’unico vantaggio del matrimonio è che ci libera dagli amici”
da Don Giovanni o la vita di Byron, Andrè Marouis
I suoceri l’annoiavano, e Annabella diventava allora un’alleata, un rifugio. L’aveva battezzata Pip. “Siete simpatica Pip, una buona figliola e la migliore moglie del mondo” le diceva a volte..
Byron beveva, perché così doveva essere diceva ironico, è normale per un lord che si rispetti e in quei momenti diventava ancora più cupo e rinfacciava e provocava finendo poi per essere provocato dal silenzio ostinato della moglie, da lui giudicato malevolo.
L’effetto che vini e liquori hanno su di me è strano. Mi calmano, ma mi rendono tetro nel preciso istante in cui cominciano a fare effetto.
La campagna denigratoria ottenne l’effetto desiderato. Byron era diventato anche agli occhi del popolo un nemico dell’Inghilterra, un personaggio negativo. La moglie era invece il simbolo di tutte le virtù alle quali si doveva aspirare. Lo paragonavano a Enrico VIII, a Nerone, a un diavolo, un personaggio inquietante.
Quali sono i delitti di Lord Byron? scriveva l’amico Hobhouse Alzarsi tardi, pranzare da solo ed essere generalmente di cattivo umore?
“Pur dando l’impressione di sopportare in silenzio, Annabella passò quasi tutta la sua vita a divulgare confidenze e a scrivere storie sul suo matrimonio. Lady Byron dubitava della salute mentale di suo marito e, a sua insaputa, lo faceva controllare dai medici. Lo dichiararono sano di mente e questo la convinse a lasciarlo”
da I Viaggi di Byron, Allan Massi
Gli odi congiurati lo forzarono non solo a lasciare la Camera, ma la patria… Questa separazione non fu un viaggio, fu un esilio. Egli stesso dice che usciva dall’Inghilterra triste come Adamo dal Paradiso.
da Vita di Lord Byron, di Emilio Castelar
L’ostilità che l’oligarchia gli aveva sempre dimostrato e soprattutto l’odio di sua moglie lo avevano scioccato. Ma lui riprese coraggio. “E’ strano, ma le contrarietà, di qualsiasi specie siano, fanno sempre rimbalzare il mio coraggio e mi rimettono in piedi per un certo tempo” Partire era l’unica soluzione possibile. Fu in realtà anche una provocazione perché non avrebbe mai voluto separarsi definitivamente da lei e ancor meno avrebbe voluto separarsi dalla piccola Ada, la loro bambina, che diventerà una celebre scienziata. Ada Augusta Byron, che sposò il conte di Lovelace, riuscì infatti ad unire l’intuizione e la fantasia del padre con le conoscenze matematiche della madre e contribuì in modo determinante allo sviluppo dell’informatica diventando la prima programmatrice del mondo. Cercando di trovare metodi per vincere ai cavalli, la giovane, mise in atto tutta la sua passione e l’ingegno per cercare un modo che le consentisse di vincere nel gioco e ripagare i debiti, ideando così il primo algoritmo elaborato da una macchina. Figura dimenticata dalla storia, quasi 100 anni dopo la sua morte, Ada è stata rivalutata per le geniali intuizioni. In suo onore dal 2009 ogni secondo martedì di ottobre viene celebrato l’Ada Lovelace day.


Dopo l’ennesimo litigio con Byron Annabella prese la piccola Ada e tornò a casa dai genitori, poi chiese il divorzio. Per Byron fu una doccia fredda. Avvilito e deluso il 25 Aprile 1816 lasciò l’Inghilterra per sempre. Il viaggio era l’unica cosa che oltre a giovare al suo spirito avrebbe forse potuto far ravvedere la moglie nei suoi confronti. In particolare il viaggio in Italia, come lo fu per Goethe, suo coetaneo e ammiratore, costituiva per lui un sogno e fu un toccasana.
Partito in compagnia di Hobhouse, del cameriere Fletcher e del medico Polidori, zio di Dante Gabriel Rossetti, il pittore co-fondatore dei Preraffaelliti, Byron fece tappa a Ostenda, in Belgio, e si diresse poi verso Waterloo, per vedere il luogo dove Napoleone era stato sconfitto. Successivamente attraversò la Germania per giungere in Svizzera dove si stabilirono vicino a Ginevra sul lago Lemano nella Villa Diodati. In quei luoghi avevano vissuto Voltaire, Gibbon e soprattutto Rousseau, di cui Byron era un appassionato lettore
L’innalzamento di tutti i miei crudelissimi nemici è favorito dalla fortuna… Tutti gli uomini autorevoli per concorrere alla comune congiura… Non vado tanto oltre come Sant’Agostino, che si sarebbe consolato della propria dannazione se questo fosse stato il volere di Dio…
Mi credo saggio e invece non sono che il trastullo, la vittima, il martire di un errore
da Le Passeggiate solitarie di Jean-Jacques Rousseau

In Svizzera Byron frequentò il salotto di Madame de Stael e conobbe il poeta Shelley, anche lui sul lago Lemano con Mary Godwin, scrittrice per la quale aveva lasciato la moglie Harriet. Poi c’era la sorellastra di lei, Claire Clarmont, in viaggio appositamente per seguire Byron, con il quale aveva avuto una breve relazione a Londra prima di partire. Il gruppo era attentamente osservato dai numerosi inglesi che vivevano sull’altra sponda del lago e Polidori aveva pure l’incarico di valutare lo stato mentale del poeta. Inoltre John Murray, l’editore, gli aveva offerto 500 sterline per avere un resoconto del viaggio, cosa che Polidori iniziò ma non portò a termine. Claire intanto, nonostante lui cercasse di evitarla, lo bombardava con appassionati comunicati quotidiani e favorita dallo stato un po’ depresso di Byron a causa della separazione, riuscì nelle sue avances.
Non potevo proprio fare lo stoico con una donna che si era affannata a fare ottocento miglia per defilosofizzarmi disse Byron ad Augusta, la sorella
Dalla relazione di Byron con la Clermont a Dicembre nascerà la figlia Allegra, che in seguito verrà affidata al padre e lo raggiungerà con la balia a Venezia imballata bene insieme alla polvere dentifricia, alla magnesia, alla soda in polvere e qualche buon romanzo.
Durante la vacanza in Svizzera, stimolati da alcune letture trovate nella villa del genere horror fantasy, come era di moda all’epoca, decisero di provare a scrivere anche loro qualcosa di pauroso. Mary Shelley scriverà in quell’occasione il famoso Frankstein. Polidori scrisse una storia intitolata Il Vampiro, romanzo nel quale Byron con disappunto, riconobbe la parodia di se stesso e per questo i rapporti fra i due cessarono.
Sul lago Byron nuotava, faceva passeggiate e raccoglieva pietre e cristalli per mandarli ai figli di Augusta e a sua figlia Ada. Le donne della compagnia lo avevano soprannominato Albè, per la passione per i vestiti albanesi e le canzoni montanare che improvvisamente gorgheggiava suscitando le risa del gruppo. Con Shelley visitò due volte il Castello di Chillon e da questo luogo trasse ispirazione per il romanzo Il prigioniero di Chillon, sulla vera storia del monaco Bonivard imprigionato dai Savoia nelle segrete del castello a causa dei suoi ideali di libertà.
L’imponenza delle montagne, il paesaggio drammatico, il sole che gettava ombre sulle rocce, gli suscitarono sentimenti di ammirazione e turbamento, tanto che disse che in quel periodo si era sentito come mezzo matto e diverse volte avrebbe quasi voluto farsi saltare le cervella, se non fosse stato per il piacere che avrebbe dato a sua suocera
Dal diario alpino di G.Byron, 23 settembre 1816
Oggi abbiamo costeggiato interi boschi di pini rinsecchiti, completamente rinsecchiti, tronchi spogli e senza corteccia, rami senza vita… il loro aspetto mi ha fatto pensare a me e alla mia famiglia
Dal diario alpino di G.Byron
La Svizzera comunque gli piacque, tanto che disse ad Augusta che avrebbe voluto tornarci con lei e i bambini l’anno seguente.
L’impazienza di vedere l’Italia era però in quel momento il pensiero dominante.


Giunto a Milano visitò la Biblioteca Ambrosiana ed ebbe modo di conoscere Silvio Pellico, Vincenzo Monti e il Signor di Beyle, che era stato il segretario di Napoleone durante la ritirata di Russia e dal quale venne a conoscenza di molti aneddoti sul Generale, verso cui nutriva sentimenti contrastanti di ammirazione e delusione. Intanto il suo amore per l’Italia cresceva. Di giorno in giorno mi rendo conto che nel cuore sono Italiano…
Poi arrivò a Venezia, la città da sempre sognata e dove avrebbe voluto vivere per sempre.
Venezia mi piace quanto mi aspettavo, e m’aspettavo molto; è una di quelle città che si conoscono prima ancora di vederle e, dopo l’Oriente, è il luogo che ho sempre sognato di più al mondo. Mi piace la gaiezza malinconica delle gondole e il silenzio dei canali. Non mi dispiace neppure l’evidente decadenza… San Marco, ma in realtà tutta quanta Venezia, è piena di vita
da una lettera di Byron all’editore John Murray
Prese alloggio nella casa di un mercante di stoffe, Pietro Segati. L’uomo aveva una moglie ventiduenne, una bella donna alta e formosa di nome Marianna, che subito si invaghì del poeta e iniziò una relazione con lui per poi litigarselo con la cognata. Poi fu la volta di Margherita Cogni, una panettiera anche lei giunonica e energica come una pitonessa, con i capelli neri che ondeggiavano al chiaro di luna, una donna che non sapeva nè leggere nè scrivere, ma si occupava di lui con tutto l’affetto e la passione possibile.
Gli andava incontro col sorriso degli angeli e gli configgeva le unghie con la ferocia delle tigri… Le sue idee erano ingarbugliate come una selva primitiva. Le sue passioni erano ardenti come un vulcano in eruzione.
da Vita di Lord Byron, di Emilio Castelar
La Fornarina lo seguì nel nuovo alloggio che Byron prese in affitto, uno dei prestigiosi palazzi sul Canal Grande, il Palazzo Mocenigo. Il poeta occupò il palazzo veneziano insieme a Margherita, a Fletcher e i numerosi camerieri, al gondoliere Tita e tutti gli inseparabili animali, che giravano indisturbati fra il giardino e il cortile del primo piano. Poi arrivarono la figlioletta Allegra con la balia e l’immancabile Hobhouse che lo raggiunse da Londra.

Venezia guarì le sue ferite. Il poeta si fece subito notare dalla nobiltà locale per le stravaganze come le nuotate nei canali e le corse con i cavalli sulla spiaggia del Lido, tanto che si diceva che in città non esistevano che i quattro cavalli della basilica e quelli di Byron tenuti in scuderia al Lido. Le donne veneziane lo affascinarono da subito e il pesce britannico, come lo chiamavano in città, se ne lasciò conquistare molto volentieri. In Beppo, il racconto di una vicenda realmente accaduta riferitagli dal marito della Marianna, descriverà il gaio effetto che fecero su di lui i costumi disinibiti della città, come la consuetudine di mantenere i cavalier serventi delle dame, personaggi di norma tollerati dai mariti in quanto consapevoli e rei per primi di adulterio. Byron divenne ancora più ironico e spregiudicato.
Mi piace verso sera uscirmene a cavallo.. mi piace anche pranzare a beccafichi, vedere il sole che tramonta sicuro che non rinascerà domani avvolto da un’aurora nebbiosa… Mi piace questa lingua, questa dolce bastarda del latino che discende come un bacio dal labbro di una donna… Mi piacciono le donne (scusate la follia), dalla contadina con la prosperosa guancia abbronzata e i grandi occhi neri dallo sguardo penetrante, al ciglio d’alta dama un po’ più triste ma limpido, con umida e violenta occhiata, col cuore sulle labbra e l’anima dietro la pupilla dolce…
Da Beppo, racconto veneziano di G.G.Byron, 1818. Nei suoi romanzi parlava di sè.
Il filosofo Schopenhauer lo incontrò al Lido nel 1819, stava cavalcando sulla spiaggia in compagnia di un amico. Schopenhauer descrisse l’episodio con queste parole
Ci scansammo e davanti a noi passò Lord Byron insieme a un amico. L’incredibile bellezza della persona, lo sguardo penetrante e voluttuoso che lanciò su Alina, il visibile effetto che quello sguardo ebbe sulla mia giovane amica, mi fecero comprendere che il tradimento era già potenzialmente sicuro.
Il fascino che esercitava anche sugli uomini era indubbio. Anche il fedele e piuttosto geloso amico Hobhouse aveva conservato dei fiori che l’amico gli aveva donato strappandoli da un cespuglio. All’epoca le gentilezze anche fra uomini erano abbastanza consuete, ma questo fatto suscitò l’ilarità di Byron quando lo venne a sapere.
I dandy mi piacevano, con me sono sempre stati di un estremo garbo, anche se in genere non amavano l’ambiente letterario e molestavano e sconcertavano Madame de Stael, Lewis, Horace Twiss e compagnia bella, senza tregua. La verità è che, pur avendoci rinunciato appena in tempo, io avevo un pizzico di dandysmo da ragazzo e probabilmente ne avevo conservato quanto bastava per cattivarmi i grandi della categoria… Chi più chi meno li conoscevo tutti e mi avevano fatto membro del Watier, un club magnifico all’epoca dove ho finito per essere, ritengo, l’unico letterato presente (tranne due altri, entrambi uomini di mondo: M. e S.)
dai diari di G.G.Byron
In genere non mi piglio con i letterati, non che li abbia in antipatia, ma il fatto è che dopo aver lodato la loro ultima pubblicazione non so mai cosa dire. Non mancano certo le eccezioni, ma allora si tratta di uomini di mondo come Scott e Moore ecc… o di visionari che ne rifuggivano come Shelley, ma il tipico letterato e il sottoscritto non hanno mai fatto comunella, specie quelli stranieri tranne Giordani e forse Mezzofanti
dai diari di G.G. Byron
Fiero delle sue prodezze amatorie componeva liste ed elenchi per tenere nota delle donne conquistate, delle locande preferite, dei gusti nel cibo, delle letture e prodezze. La stesura di cataloghi ed elenchi era sempre stata una sua fissazione. Teneva molto più alla reputazione di atleta che a quella dell’essere poeta, cosa su cui ironizzava spesso, definendo la sua poesia come buona per foderare bauli e cappelli. Nella Serenissima Byron rimase più di tre anni, intrecciando molte avventure sentimentali che furono lo stimolo per la stesura del Don Juan, considerato il suo capolavoro, un libro di satira ispirato al donnaiolo Don Giovanni. Il Don Juan di Byron però, più che sedurre, viene sedotto, così come si sentiva lui, un ingenuo giovane in preda alle donne.
Hanno facce graziose queste Veneziane, occhi neri e scure sopracciglia, e dolci sguardi come gli antichi artisti ritraevano dalle Greche… Sembrano tutte Veneri di Tiziano… Sono come pitture di Giorgione specie se viste da una balconata (la bellezza si fa più perfetta da lontano talvolta)… Davvero nella maggioranza son graziose assai, e per tormento maggiore, lo dimostrano assai bene!
Da Beppo, racconto veneziano di G.G.Byron, 1818
Il suo umore in Italia era decisamente migliorato dai brutti giorni della separazione. Tutto lo divertiva.
A Ferrara ho conosciuto un italiano che mi ha chiesto se conoscevo Lord Byron, ho risposto di no (nessuno conosce bene se stesso). Lui prosegue “Io sì, l’ho incontrato a Napoli l’altro giorno” Allora ho tirato fuori una carta e gli ho chiesto di scrivermi bene il nome e lui lo ha fatto.
da una lettera di Byron a John Murray del 6 Ottobre 1820
In visita a Roma e ai Castelli Romani conobbe una cameriera della quale si invaghì e le chiese di sposarlo. “Dite che nun lo posso sposà perchè non è romano” rispose la ragazza. Huge commentò lui come sempre ironico, grandioso!
Una donna di Ravenna gli chiese di spiegarle cos’era il papa. “Davvero non lo sai? E’ un vecchio” “Voi lo avete mai visto?” “Sì, a Roma”. “Voi Inglesi credete nel papa?”Noi no, ma voi sì” Mi è parso buffo che dovessi essere io a spiegarle chi fosse il papa, direi che avrebbero dovuto scoprirlo da soli
dal diario di Byron, 6 Novembre 1821
Byron era affascinato dalla spontaneità degli Italiani e a volte anche irritato dalle maschere che pure lì gli venivano attribuite. In realtà era uno dei pochi che si mostrava sempre per quello che era, con le inquietudini e le sensazioni espresse ad alta voce. Scriveva per raccontare, per tramandare la storia, affinchè non si dimenticassero personaggi ed eventi accaduti che lo avevano colpito e che venivano lasciati passare senza che ne restasse traccia, come nel dramma del Marino Faliero, il doge condannato dalla elitè veneziana alla damnatio memoriae. I fatti che Byron descrive nei suoi romanzi sono sempre fatti storici, conditi con il suo fervido intuito e con la sua ironia e spesso assimilati alla sua vita personale, calunniata da accuse di tutti i generi compreso blasfemia, satanismo e orge.
Non vidi io distrutta ogni mia speranza? Calunniato il nome mio e falsata la mia vita? E se il martirio non mi opprimeva era solo perchè non nacqui di quell’argilla di cui son fatte le loro vili anime… Ma vissi e non invano, lo spirito può perder forza, io posso morire, ma vi è per certo qualcosa che vivrà: cosa che non ha nulla di terreno e del quale quei tristi non hanno sospetto
dal Childe Harold’s Pilgrimage, Canto IV
Un giorno conosceremo Don Juan per quello che volevo che fosse: una satira degli abusi della società, e non una scuola per il vizio
da una lettera di Byron al suo editore

Nella frenesia veneziana sentiva il bisogno dei suoi spazi meditativi e li riusciva a trovare nel silenzio del monastero armeno sull’Isola di San Lazzaro, luogo dove si recava ogni giorno a studiare e leggere nella preziosa biblioteca dei monaci, un modo per tenere allenato il pensiero in cose difficili, scriverà. Avrebbe voluto rimanere a Venezia per sempre.
Il poeta cercava con grande ansietà per quelle belle isole la propria sepoltura. Disteso sulla sua gondola, passeggiava per l’arcipelago veneziano a fine di scorgere un luogo abbastanza pittoresco dove piantare un salice che toccasse con le sue ricchissime fronde le acque e offrisse asilo al suo sepolcro, eretto sotto il cielo azzurro del mezzogiorno e presso l’Adriatico
da Vita di Lord Byron, di Emilio Castelar
I monaci di San Lazzaro lo accolsero con affetto, avevano una stampatrice e Byron per sdebitarsi dell’ospitalità ricevuta li aiutò nella traduzione di un dizionario di grammatica armeno-inglese pagandone anche la pubblicazione. Sono il clero di una nazione oppressa e nobile, che ha condiviso l’esilio e la schiavitù degli Ebrei e dei Greci, senza l’astio dei primi e il servilismo dei secondi… Se le Scritture sono interpretate correttamente, è in Armenia che il Paradiso fu posto.. Fu in Armenia che il diluvio si ritirò e si posò la colomba… Questi fratelli sono capaci di suscitare nell’uomo di mondo la convinzione che c’è dell’altro e di meglio anche in questa vita.
Nel monastero ancora oggi presente sull’isola e visitabile su prenotazione, c’è la stanza dove il poeta leggeva. Lì è possibile vedere una delle mummie egiziane meglio conservate al mondo: si tratta della mummia di Nemenkhet Amon, un sacerdote del tempio di Amon a Tebe, databile al VII secolo a.C. Fu donata ai monaci nel 1825, l’anno successivo alla morte di Byron. Il corpo è ancora avvolto nella sua maglia di perline.
L’isola di San Lazzaro è raggiungibile con il traghetto n.20 in partenza dal molo San Zaccaria a Venezia.



Anche l’amico poeta Thomas Moore verrà a trovarlo a Venezia e Byron in quell’occasione gli consegnò le sue memorie, che avrebbe dovuto far leggere ai londinesi della loro cerchia, compresa la moglie Annabella, la quale avrebbe potuto anche cambiare alcune cose non gradite nel testo. Ecco qualcosa che per Murray varrebbe molto denaro… La mia vita e le mie avventure. Non è roba che possa venir pubblicata mentre sono ancora vivo, ma ve la regalo, ne farete quello che vorrete. Dopo la morte del poeta, avvenuta in Grecia pochi anni dopo, nel 1824, Moore e gli altri, decisero di non pubblicare quegli scritti che rivelavano particolari del matrimonio e che probabilmente compromettevano nomi importanti della società inglese. Le memorie furono date alle fiamme.
Nel 1830 probabilmente in rimorso per la memoria dell’amico, Moore rese pubbliche molte delle lettere che conservava, comprese molte pagine del diario personale di Byron.
Le canaglie che da sempre mi perseguitano (con l’aiuto di *** che ha coronato i loro sforzi) finiranno per trionfare e prima che mi sia resa giustizia, la mano che scrive sarà fredda come i cuori che mi hanno offeso
26 gennaio 1821, dal diario di Byron
Edward John Trelawny, che visse con Byron in Grecia durante l’ultimo periodo, descrive il fatto delle memorie prendendo le difese di Byron ed esponendosi in prima persona.
Se Tom Moore avesse fatto il suo dovere si sarebbe messo contro la buona società, in quanto vi era contenuto più di un ricordo che avrebbe potuto gettare ombre sulla cerchia alla moda che si compiaceva di frequentare… Byron stesso diceva che nelle sue memorie forse sarebbe stato necessario omettere qualche scena o nome perchè lui aveva scritto tutta la verità: Moore e Murray avrebbero potuto esercitare il loro potere discrezionale su questi punti. E aggiunse anche che dopo la sua morte la verità sarebbe stata conosciuta e creduta, e le menzogne dimenticate
da Gli ultimi giorni di Shelley e Byron di E.J. Trelawny

A Venezia Byron conoscerà quello che fu il suo ultimo grande amore, la bella Teresa Gamba, una diciottenne appena uscita dal convento e fatta sposare con il facoltoso vedovo quasi sessantenne conte Alessandro Guiccioli di Ravenna, amico di Napoleone e grande proprietario terriero dell’Emilia Romagna. Secondo l’opinione pubblica, Guiccioli era un uomo privo di scrupoli, crudele, opportunista ed equivoco.
Il disinvolto conte fu nominato delegato di Ferrara presso il Direttorio di Parigi, e nel 1797 Napoleone lo destinò a presiedere l’Amministrazione Centrale dell’Emilia. Con questo incarico procedette alla vendita dei beni demaniali e approfittò della situazione acquistando per sè a prezzi irrisori, diversi possedimenti confiscati ad abbazie, monasteri e chiese.
da Byron e Teresa, l’amore italiano, Natale Graziani, 1995
Con la complicità del Guiccioli si cercò un cavalier servente per la giovane Teresa e nessuno parve più adatto di Byron. I due si incontrarono nel salotto della bella nobildonna Marina Querini Benzoni, nota come la biondina in gondoletta, e fu amore a prima vista, anche se lui scriverà a Hobhouse: E’ carina ma non ha tatto, risponde ad alta voce quando dovrebbe sussurrare, parla di età a vecchie signore che vogliono sembrare giovani..
“Questa Venezia senza fiori, senza alberi, senza profumi, senza uccelli, che prima mi era così poco piaciuta, con le sue lugubri gondole invece del mio tiro di cavalli, ora mi sembra la dimora della vera luce della vita, un paradiso terrestre.. ” scrisse lei dopo l’incontro con il poeta.
In realtà Byron fu fin da subito molto preso dalla donna. I due ebbero una intensa storia d’amore iniziata fin da subito a Venezia. Quando i Guiccioli partirono il conte Alessandro confinò la giovane donna in una tenuta che aveva appena acquistato dagli Zeno, potente famiglia veneziana. La Villa chiamata Ca’ Zen si trova alla foce del Po, nella località detta Taglio del Po, dal nome di una grande opera idraulica realizzata dalla repubblica di Venezia nel 1600. I due si scrivevano segretamente Fanny Silvestrini, amica di Teresa e moglie di un cameriere di Milord, la quale si era offerta di recapitare la posta ai veri destinatari. Il poeta, che probabilmente raggiungeva la contessa di nascosto, in quel luogo ebbe l’ispirazione per i versi Stanzas to the Po.
Fiume che scorri presso le antiche mura, dove dimora la donna del mio amore… Tu tendi selvaggiamente verso l’essenziale e io ad amar qualcuno che non dovrei amare
Teresa continuò ad adorare Byron per tutta la vita, nonostante i matrimoni, mettendo anche in gioco la sua reputazione pur di dimostrare al mondo il cuore buono e gentile di Lord Byron.
“Desidererei che non ti avessi incontrata nel tuo stato di donna sposata. Ma per questo è troppo tardi. Io ti amo e tu mi ami, o almeno così dici e agisci come se mi amassi, e questo è comunque una grande consolazione. Ma io ti amo ancora di più. Pensa a me qualche volta, quando le Alpi e l’oceano ci divideranno, ma non sarà così a meno che tu non voglia“
da una lettera di Byron a Teresa Guiccioli
Tornata a Ravenna Teresa fu colpita da febbri alte e persistenti per una infiammazione polmonare , il conte Guiccioli preoccupato per la sua salute invitò Lord Byron in città certo che la vista dell’amico avrebbe giovato alla consorte. Lui si precipitò insieme all’amico medico professor Aglietti e l’8 giugno 1819 si trovavano al suo capezzale. Il poeta e il suo seguito su invito del conte si sistemarono a vivere nel piano vuoto del palazzo Guiccioli, luogo che oggi è divenuto il Museo Byron e del Risorgimento.
Teresa, ristabilitasi dopo l’arrivo del poeta, era sempre più orgogliosa del suo famoso amico inglese. Lo conduceva ai balli e alle serate di società esibendolo come un trofeo “Mi vado addestrando nell’arte di piegare uno scialle e ci riuscirei a meraviglia se non lo piegassi sempre al rovescio“
da una lettera di Byron a John Murray.
Caro Murray, mi chiedete un libro sul comportamento e i costumi in Italia: forse io sono in grado di saperne di più della maggior parte dei miei connazionali, perchè sono vissuto tra gli Italiani e in zone del paese dove nessun inglese era mai passato prima di me (mi riferisco alla Romagna, e a questa città in particolare), ma ci sono diverse ragioni per cui preferisco non affrontare tale argomento in una pubblicazione. Sono vissuto nelle loro case, in seno alle loro famiglie, talvolta come “amico di casa” e altre “come amico di cuore” della Dama, e in nessuno dei casi mi sento autorizzato a ricavarne un libro. La loro morale non è la vostra morale, la loro vita non è la vostra vita, e voi non la capireste: non è inglese, nè francese, nè tedesca (che sarebbe ancora comprensibile); l’educazione in convento, l’istituzione del cavalier sevente, il modo di pensare e di comportarsi… un popolo a un tempo sobrio e dissoluto, fondamentalmente serissimo ma pronto alle esibizioni più sfrenate nei momenti di allegria…
Ravenna, 21 Febbraio 1820. Dal testo Grand Tour Italia, Rotazione e Rivoluzione editore, 1989
Byron era adorato dal popolo di Ravenna, verso il quale si era dimostrato sempre generosissimo di offerte verso le persone bisognose, di elemosine alle chiese e ai vari monasteri. Cominciava però a manifestare insofferenza per la situazione. Avrebbe voluto andare a vivere in America del sud, con la piccola Allegra
Sono sempre stato un ozioso e mi vedo davanti la prospettiva di una decadenza rapida… Azione, azione, azione… Meglio essere un colono maldestro, meglio essere un cacciatore o qualunque altra cosa, che il custode del ventaglio di una donna. Dio sa se le donne mi piacciono, ma più il sistema che hanno impiantato qui si impadronisce di me, più mi sembra cattivo”
“Il nostro poeta è troppo buono per essere un piantatore… Questa è la più pazza delle sue fantasie” commentava Hobhouse a Murray
Probabilmente inconsapevole di tutte le macchinazioni alle sue spalle ma comunque sempre libero di agire secondo la sua volontà, Byron era in fondo affascinato dall’amicizia che il conte Guiccioli aveva avuto con Napoleone ed era lusingato dall’affetto che il padre di Teresa e il fratello Pietro, orgogliosi patrioti, gli dimostrarono. I due erano appassionati rivoluzionari in lotta per l’indipendenza dell’Italia dall’Austria.
Quando Byron stava a Ravenna, acceso dalla bellezza bionda della Guiccioli, le polizie sospettose del Papa e dell’Austria lo seguivano, giorno per giorno, lo trovavano nella pineta coi romagnoli (i bersaglieri americani) che, non potendo lottare per l’Italia, partivano con lui per la Grecia..
dal discorso del ministro Luigi Rava per la Società Nazionale Dante Alighieri tenuto a Luino nel 1911
Per distrarsi con un simulacro di azione, Byron si era affiliato alla Società Romantica, piccolo gruppo di Italiani amici della libertà, e la sua presenza a Bologna preoccupava le spie degli Stati Pontifici
da Don Giovanni o la vita di Byron di André Maurois
“I Mericani, di cui mi dicono capo, vuol dire gli “Americani”, che è il nome dato in Romagna a una parte dei Carbonari, cioè alla parte popolare, delle truppe dei Carbonari. In origine erano una società di cacciatori della foresta, oggi comprendono parecchie migliaia di unità“
da una lettera di Byron a John Murray
Mi sono offerto di lasciarli riunire qui se preferiscono... Oggi niente contatti con i miei compari carbonari, ma intanto le stanze di basso sono piene di baionette, fucili, cartucce e chissà cos’altro. Ho idea che mi considerino come un deposito, da sacrificare in caso di pericolo.
dal Diario ravennate di Lord Byron, 18 Febbraio 1821
Così più di un governo gli aveva messo alle costole le proprie spie le quali, avvalendosi di confidenti locali e interrogando servitori e vicini, stilavano e facevano pervenire tendenziosi rapporti.
“Conosco i Romantici, questi compongono una sétta che ha per scopo di rovinare la nostra letteratura, la nostra politica, la nostra Patria. Lord Byron ne è certamente un campione e vi ingannate se credete che sia soltanto occupato a mettere le corna a Guiccioli”
dal rapporto della spia della polizia Giuseppe Valtancoli di Montepulciano.
Il palazzo del Guiccioli a Ravenna divenne un deposito di armi, il conte si muoveva cautamente e sotto gli occhi delle autorità, ma ebbe bisogno di soldi e cominciò a chiederli a Byron, che con i proventi dei libri e la vendita della proprietà Newstead Abbey si era di nuovo arricchito. Secondo le maldicenti spie austriache il Guiccioli gli aveva addirittura venduto la moglie. Con il suo famoso nome, Byron avrebbe potuto procuragli la desiderata nomina a viceconsole britannico a Roma, che era il ruolo al quale l’ambizioso conte Alessandro aspirava.
In quel contesto pericoloso Byron decise di affidare la piccola Allegra alle cure delle suore del convento di Bagnacavallo, convinto che gliel’avrebbero cresciuta secondo la morale cristiana, la migliore secondo lui, anche perchè la bambina stava venendo su molto capricciosa e poco devota. In fondo Byron a differenza di Shelley, che era ateo, a suo modo era un religioso, ma di una religiosità che scaturiva soprattutto dal contatto con la natura.
Anche la notte è un fatto religioso, anzi di più, quando ho osservato la luna e le stelle attraverso il telescopio di Herschel e ho visto che erano mondi…
dal diario di Byron
Non sono nemico della religione, al contrario. Tanto è vero che sto impartendo a mia figlia un’educazione rigidamente cattolica in un convento della Romagna; penso che la religione non sia mai troppa, se si deve averne una. Io stesso sono molto attratto dalle dottrine cattoliche
Dal convento di Bagnacavallo la bambina gli inviava letterine dove si evidenzia il suo carattere viziato, con la continua richiesta di visite e regali. “Caro il mio papà, essendo tempo di fiera desidererei tanto una visita..” scriveva la bambina “Vuol vedermi perchè c’è la fiera…” diceva Byron a mammina, come la piccola chiamava Teresa. Per certi versi anche lui era un bambino e applicava le sue teorie anche ai piccoli di cinque anni.
Allegra morirà qualche anno dopo di tifo e questo fu un grande dolore per Byron che aveva subìto da qualche anno anche le morte della madre. Ebbe crisi nervose e pianse per giorni. La madre della bambina, Claire, come gli Shelley atea e contraria all’inserimento della piccola in convento, gli rinfacciò la scelta.
La inevitabile separazione di Teresa dal Conte Guiccioli, fu chiesta infine dai Gamba, la famiglia di lei, per varie ingiurie riferite dalla donna al genitore. L’evento fece scalpore, fu il primo processo del genere da più di due secoli. Il papa pronunciò la separazione intimando alla contessa di vivere in casa del padre e obbligò il Guiccioli a provvedere ai suoi bisogni. Byron scrive ad Augusta
Posso affermare che senza esserne più innamorato furiosamente, sono attaccato a lei più di quanto credevo possibile e non ho il minimo desiderio nè la più lontana intenzione di lasciarla..
Così consigliò la famiglia Gamba in esilio a Firenze, di spostarsi a Pisa, dove vivevano gli Shelley e dove si spostò anche lui. Byron fu accusato di averla rapita e lui rispose commentando Non c’è nessuno più rapito di me dai tempi di Elena di Troia.

A Pisa gli Shelley avevano affittato un bel palazzo sul lungarno e trovarono per Byron una dimora proprio davanti alla loro, sulla riva opposta, il Palazzo Toscanelli, ex-Lanfranchi, sul lungarno Mediceo.
Il Palazzo, in riva all’Arno, avrebbe potuto ospitare una guarnigione tanto era grande. Era così pieno di fantasmi che Fletcher domandò più di una volta di cambiar camera. Nel cortile piantato di aranci, Byron passeggiava al mattino con la contessa Guiccioli. Il pomeriggio lei usciva con Mary Shelley, mentre Byron partiva a cavallo con Shelley, il capitano Williams, l’irlandese Taaffe, traduttore di Dante (cattivo cavaliere quanto cattivo poeta), il principe Alexandros Mavrokordatos (che insegnava il greco a Mary) e il tenente dei dragoni Medwin, cugino di Shelley. Si recavano a una fattoria ad esercitarsi alla pistola. Al ritorno Byron giocava a biliardo o lavorava. La sera si recava dai Gamba e poi lavorava fino alle tre del mattino. Oppure salivano fino al terzo piano dei Tre Palazzi, nell’appartamento dove vivevano gli Shelley a leggere versi. Le sere che Medwin passava conversando con Byron, prendeva appunti, particolare che lui non ignorava... Medwin non era il solo a prendere appunti su Byron. Verso la metà di gennaio uno strano individuo si aggiunse al gruppo inglese di Pisa. Si chiamava Trelawny, capelli di un nero corvino, occhi grigi cupi ed espressivi, tipico eroe byroniano, che Byron odiava… “Se potessimo insegnargli a lavarsi le mani e a non dire bugie, ne faremmo un gentiluomo” disse il poeta. Questa frase riferita a Trelawny ne fece un suo nemico
da Don Giovanni o la vita di Byron di André Maurois
Alle due del pomeriggio in compagnia di Shelley proseguii sul Lungarno fino a Palazzo Lanfranchi, residenza di Lord Byron… un bulldog dall’aria scontrosa (Moretto) ci annunciò ringhiando e il Pellegrino uscì immediatamente. Si muoveva rapidamente nonostante l’evidente zoppia, e sebbene pallido, sembrava l’uomo più fresco, energico e vitale che avessi mai visto.. Nell’aspetto fisico incarnava il tipo ideale che l’immaginazione attribuisce al genio, Il fatto che fosse zoppo contribuiva probabilmente a renderlo scettico, cinico e violento
da Gli ultimi giorni di Shelley e Byron, Edward John Trelawny
Furono mesi tutto sommato tranquilli quelli pisani, a parte le lamentele di Byron per il mancato permesso da parte delle autorità portuali per la navigazione della sua barca, il Bolivar, per il solo fatto del nome, dirà lui. Fino a quando un giorno ci fu uno scontro fra il gruppo degli Inglesi, la servitù dei Gamba e degli Shelley e il sergente dei Dragoni Toscani Stefano Masi che rimase ferito nello scontro.



I Gamba furono invitati allora a lasciare la città e Byron trovò per loro una villa con bella vista sul mare sulla collina di Montenero, a pochi chilometri da Livorno, la Villa Dupouy o delle Rose, dove successivamente si spostò anche lui, mantenendo comunque l’affitto di Palazzo Toscanelli. Gli Shelley affittarono invece Villa Magni a San Terenzo, vicino Lerici. Il contratto d’affitto stipulato da Byron con il proprietario di Villa Dupouy prevedeva la presenza sicura di depositi di acqua, cosa che poi non si verificò per problemi ai pozzi e per la quale Byron si rifiutò di pagare parte dell’affitto. Era molto esigente in fatto di acqua, di stomaco delicato beveva poi solamente acqua purissima, quasi distillata.



Purtroppo durante una tempesta in mare Shelley morì, un fatto che lo sconvolse, e anche se fra i due i rapporti non erano poi così idilliaci per differenze di vedute, Byron fu devastato dalla morte del Serpente, come lo chiamava scherzosamente. Anche Shelley trovava che Byron fosse schiavo dei pregiudizi e matto come un cavallo, però aveva rispetto del suo genio e ognuno dei due era in fondo affascinato dall’altro.
E’ scomparso un altro uomo sul quale il mondo si è perfidamente sbagliato, con ignoranza e brutalità.. Forse gli renderà giustizia adesso, quando per lui non fa più differenza
da una lettera di Byron a Moore, 2 Agosto 1822
Il vero serpente era Byron, un pericoloso seminatore di discordia. il suo umorismo, le sue battute potevano strappare un amaro sorriso, o un’ipocrita risata, ma in quel ridere c’era più dolore che allegria, e ti lasciava scontento di te stesso e di lui. Quando abbandonavo il suo sinistro vestibolo e gli echi del pesante portone si spengevano alle mie spalle, mi trattenevo a stento dall’urlare di gioia… Dopo una rapida cena al mio albergo mi precipitavo verso la dimora ospitale e allegra degli Shelley. Lì trovavo quella comunità di idee e sentimenti, che il Pellegrino condannava come illusioni
da Gli ultimi giorni di Shelley e Byron, Edward John Trelawny
Il giorno dei funerali di Shelley, il cui corpo fu dato alle fiamme come prevedevano le leggi per i naufragi, sulla spiaggia di Viareggio, Byron si sfogò nuotando per tutto il giorno come un forsennato e scottandosi la pelle al sole che venne via a squame, reperti che furono conservati gelosamente dalla Teresa. Poi ci fu il fallimento del Liberal, il giornale in cui Byron, Shelley e Hunt scrivevano, che era stato fondato da loro a Pisa e del quale furono pubblicati solo quattro numeri.
Senza Shelley la situazione a Pisa non era più sostenibile, e Byron con il seguito della famiglia Gamba, fu invitato a vivere a Genova, dove si trasferirono nella Villa Saluzzo ad Albaro.
Passava il tempo a complottare e architettare piani per salvarsi dalla condizione in cui si era cacciato in Italia, situazione che intuiva come limitante della sua libertà e fuorviante.
Se accumulava denaro era soltanto perchè voleva possedere un gruzzolo tale da aiutarlo in qualsiasi emergenza.. Potrei comprarmi un’isola dell’arcipelago greco, o un principato ricco d’oro in Cile e Perù. La vita che conduce Lady Hester Stanhope in Siria è quella che più mi si addice…
da Gli ultimi giorni di Shelley e Byron di Edward John Trelawny, 1858
Allora Trelawny, l’amico nemico, pensò bene di fare il nome di Byron per la partecipazione alla guerra di liberazione in Grecia, dove il principe Alexandros Mavrokordatos si era già diretto per raggiungere gli insorti.
Si era allora formato a Londra un comitato per aiutare i Greci nella loro guerra d’indipendenza ed io menzionai Byron come molto interessato alla questione greca… Le proposte del Comitato giunsero al momento opportuno; il Pellegrino era insoddisfatto di sè e della sua situazione.
Al Comitato piacque moltissimo l’idea di avere un nome così blasonato per portare a termine la loro missione e decisero di averlo a tutti i costi. E nonostante lui fosse perplesso, accettò quel ruolo
Qui tutti mi dicono che potrei essere utile in Grecia. Non so come, e nemmeno loro lo sanno; ma in ogni caso andiamo
da una lettera di Byron a Trelawny.
Byron non era portato per la guerra, non era un soldato. A Roma la vista dell’uccisione di alcuni malviventi lo aveva fatto tremare e star male per giorni, ma in fondo pensò che questa impresa, oltre a giovare per la libertà dei popoli, lo avrebbe forse riabilitato agli occhi degli Inglesi, cosa alla quale in realtà aveva sempre tenuto.
E così il 16 luglio 1823, dopo un addio straziante a Teresa, Byron salpò per la Grecia a bordo dell’Hercules, in compagnia di Pietro Gamba, il fratello della donna, e con gli immancabili Fletcher e Tita, il gondoliere. Giunse a Cefalonia il 3 di Agosto. Il Lord, si impegnò a sostenere finanziariamente la lotta dei Greci, i quali però si dimostrarono divisi in molte fazioni e perennemente discordi fra loro e lui non voleva legare il suo nome ad una fazione in particolare. Il viaggio da Cefalonia al porto di Santa Eufemia, 9 ore a dorso di mulo, fu scomodo e faticoso e a Itaca fu contentissimo di visitare i luoghi di Omero. Al monastero dove passarono la notte fu colpito da una specie di crisi di nervi durante la quale si mise a gridare e che la testa gli stava bruciando e fu tranquillizzato con difficoltà dai suoi compagni.. Prima di tornare a Cefalonia potè rendersi conto della triste condizione di molte famiglie greche che erano fuggite sull’isola dal continente e contribuì generosamente a un fondo istituito per il loro sostentamento
da I viaggi di Byron di Allan Massie
A Vathy (Itaca) il Pellegrino fu accolto come un principe… Decidemmo di salire al monastero dal quale si gode di una splendida vista dello Ionio, della Grecia e di molte isole. Byron era stanco e irritabile come sempre quando veniva privato della sua siesta di mezzogiorno.. Giungemmo sulla sommità del monte. Il Residente, (capitano Knox) aveva informato l’abate della nostra visita sicchè trovammo ad attenderci file di uomini in piedi ai lati della strada armati di torce di pino. I monaci cantavano un inno di lode e di benvenuto per il gran signore… L’abate dopo aver compiuto una gran varietà di cerimonie iniziò a intonare un ampolloso e interminabile encomio, mentre gli occhi dei silenti monaci, erano ansiosi di osservare quale effetto avrebbe prodotto l’eloquenza del santo padre, passavano dall’abate al Lord. Byron non aveva proferito verbo, pensai volesse dare esempio di contegno. Immaginate la mia sorpresa quando di colpo esplose in un accesso di rabbia, dando sfogo alla sua collera e insultando il santo abate e tutti i confratelli. E afferrando una lampada uscì dalla stanza. L’abate sbalordito rimase immobile, poi con voce tremante mormorò “E’ matto poveretto!” Al mattino Byron si svegliò riposato e si comportò come se avesse dimenticato tutto.. Dopo una consistente donazione, ci congedammo… Se sulla sincerità della loro calorosa accoglienza potevamo avere qualche dubbio, il sollievo che provarono vedendoci andar via era invece lampante.
da Gli ultimi giorni di Shelley e Byron, Edward John Trelawny
Intanto il Comitato di Londra avanzava continue richieste chiedendogli di agire come suo rappresentante, ma le azioni da fare non erano chiare. Sono stato uno sciocco a venire qui – scrisse a Teresa – ma essendo qui devo vedere cosa si può fare. Anche il fratello di Teresa, Pietro Gamba dirà al proposito Questa è un’autentica scuola di disillusione.
Byron passava il tempo cavalcando, nuotando, tirando con le pistole e giocando con i cani, fra i quali Leon, un terranova che gli era stato regalato a Genova. La maggior parte del tempo era comunque lì a ricevere visitatori greci che chiedevano soldi, a scrivere lettere e a incontrare persone per tentare di programmare azioni che lui sarebbe stato ansioso di guidare. Già si vedeva capobanda a raddrizzare i torti del mondo intero. Byron sapeva che in Inghilterra quelli del comitato ridevano del suo lungo soggiorno sull’isola. Era stato offeso da una lettera di Moore, che insinuava che anzichè inseguire avventure eroiche, in una deliziosa villa, si occupasse di continuare il Don Juan. Questo era falso. “La poesia mescolata ad affari più seri sarebbe ridicola” disse a Pietro Gamba
Verso la fine dell’anno, grazie all’appoggio finanziario di Byron, la flotta greca fu equipaggiata. All’inizio di gennaio 1824 a Missolungi, il poeta iniziò a soffrire di vertigini, si sentiva debilitato ed era irritabile. Non riusciva a dormire e temeva di impazzire. Il 15 febbraio 1824 ebbe un forte attacco epilettico di cui parla nel suo diario. Il malore fu seguito da una febbre reumatica da cui non si riprenderà.
Ho avuto un forte accesso a carattere convulsivo, ma se epilettico, paralitico o apoplettico i due medici che mi curano non hanno ancora stabilito… Ero incapace di parlare, con i lineamenti completamente distorti e le convulsioni erano così violente che non riuscivano a tenermi. E’ durato dieci minuti e mi è venuto subito dopo aver bevuto un bicchiere di sidro con acqua fredda nell’alloggio del colonnello Stanhope. Per quanto ne so è il primo attacco del genere. Non ho mai saputo che nessuno della mia famiglia vi fosse soggetto, anche se mia madre aveva crisi isteriche… Ieri mi hanno applicato le sanguisughe alle tempie
17 Febbraio 1824
Gli tolsero il sangue altre due volte e Byron supplicava di non tormentarlo. Tita spaventato dal delirio del padrone tolse di mezzo la pistola e i pugnali che stavano sempre vicini al suo letto. Voi non potete immaginare i pensieri che mi assalgono quando sono in preda alla febbre. Mi figuro di essere un ebreo, un maomettano, un cristiano di ogni diversa setta. L’eternità e lo spazio sono davanti a me, ma su questo punto, grazie a Dio sono tranquillo… Senza sonno un uomo muore o impazzisce: preferirei cento volte morire. Non ho paura di morire. Sono molto più preparato alla morte di quanto non creda la gente
da Don Giovanni o la vita di Byron di André Maurois
Le sanguisughe sono state applicate troppo vicine alla mia arteria temporale per garantirmi la salvezza eterna scrisse a Murray. Era debilitato e svenne varie volte. I medici erano in disaccordo sul da farsi. Una volta ripreso tentò di mettere a punto nuovi piani per correggere le crudeltà delle battaglie cercando di far liberare alcuni prigionieri turchi. Ho ottenuto la liberazione di ventinove prigionieri turchi” scrive ad Augusta “e li ho mandati in patria a mie spese dai loro cari, Una piccola e simpatica ragazzina di nove anni ha espresso desiderio di rimanere con me o sotto la mia tutela; avrei deciso di adottarla e portarla in Inghilterraa far compagnia ad Ada
Nel frattempo i medici continuavano a curarlo con purghe e bagni caldi e a supplicarlo di lasciarsi salassare perchè non stava ancora bene. La sua resistenza andava affievolendosi. Byron definì i medici una maledetta banda di macellai e alla fine cedette. Entrava e usciva dal delirio. Che bella scena! disse a Tita con la consueta ironia. Ebbe un pensiero per la madre e disse di voler essere seppellito senza pompa nè moine, si assicurò poi che i suoi domestici fossero remunerati e avessero di che vivere.
Come per Dante Alighieri esiliato da Firenze e accolto da Ravenna, anche lui aveva sofferto lontano dall’Inghilterra e pur trovandosi bene nei luoghi che lo avevano ospitato, probabilmente non smise mai di sognare il ritorno in patria. Le calunnie sulla sua vita lo avevano molto amareggiato e si ripercossero continuamente nelle sue opere, che furono un tentativo di sfogo, oltre che un modo per far conoscere e non dimenticare fatti di storia e cronaca locale che lo avevano colpito.
Se tutto quello che si è detto di me fosse vero io sarei indegno di rivedere l’Inghilterra; se fosse falso, l’Inghilterra sarebbe indegna di rivedere me
Nonostante le sue memorie siano state date alle fiamme, rimangono decine e decine di lettere e pagine di diario che fanno della sua vita un romanzo, insieme ai suoi romanzi veri e propri, che ispirarono soprattutto pittori e musicisti, romanzi che dovevano essere per la sola lettura e mai trasformati in opere teatrali, secondo il suo espresso desiderio.
Io lascio qualcosa di caro al mondo disse in Italiano a Pietro Gamba che non riusciva a trattenere le lacrime per il resto sono contento di morire..
Le ultime parole pronunciate non furono ben comprese da Fletcher, che se ne angustiò parecchio, erano comunque parole per Annabella, Ada e Augusta.
Morì alle sei di sera il lunedì di Pasqua del 19 Aprile 1824 e subito dopo si scatenò un fortissimo temporale con tuoni e fulmini. Alexandros Mavrokordatos ordinò di sparare trentasette colpi di cannone, pari ai suoi anni e fu proclamato un giorno di lutto in tutta la Grecia con Byron dichiarato padre e benefattore della nazione. I cittadini di Missolungi chiesero di poter trattenere una parte del suo corpo, e un vaso contenente i suoi polmoni e la laringe venne collocato nella chiesa di San Spiridione. A Londra molti erano increduli. Nei collegi i grandi passarono la giornata rileggendo Childe Harold e Manfred, Fu esposto un quadro che rappresentava Byron in letto di morte e la folla sfilò davanti al quadro. Il poeta Tennyson, allora quindicenne corse a nascondersi nel bosco, e scrisse su un sasso “Byron è morto”.
Il corpo imbalsamato venne inviato a Londra dove rimase esposto per alcuni giorni in Great George Street, vicino Westminister. Per entrare si doveva pagare un biglietto. Hobhouse stentò a riconoscerlo e commentò Non sembrava il mio amico. Il 12 luglio per il funerale, sfilò un solenne corteo di 4 carrozze con poche persone e 47 a seguire inviate dall’aristocrazia listate a lutto, ma oltraggiosamente o provocatoriamente vuote. Non lo avevano ancora perdonato. Byron non fu ritenuto all’altezza di essere sepolto nella cattedrale insieme con i grandi della nazione, i decani di Westminister non lo consentirono, e così fu fino a quando nel 1969 fu posta una lapide a ricordarlo. Il corpo di Byron riposa nella chiesa parrocchiale di St. Mary Magdalena a Hucknall Torkard, vicino a Newstead Abbey, là dove poi sarà sepolta anche Ada, la figlia legittima, per espresso desiderio della stessa.
I commenti, i libri, le opinioni su di lui dopo la sua morte furono centinaia.
Caroline Lamb dirà: Mi faceva pensare a un angelo, quello sventurato Byron che adoro, nonostante mi abbia lasciato quella terribile eredità: Ricordarti?…
La moglie Annabella anni dopo si espresse così al riguardo del loro rapporto:
Cosciente della debolezza del suo carattere, era naturale che fosse geloso di un carattere opposto, o per lo meno creduto tale… Mi potete credere se vi affermo che nel suo cuore c’è sempre stato un essere più alto e migliore… Verso la fine della sua vita, i suoi sentimenti per me andavano raddolcendosi. Se fosse vissuto, sarebbe arrivato a credere che dal principio alla fine, la sua sola amica devota ero stata io
Byron è stato un romantico per eccellenza anche se non amò mai definirsi in questo modo nel senso come comunemente ritenuto. I poeti Wordsworth e Coleridge, fondatori del movimento romantico inglese, furono infatti da lui definiti turd ovvero stronzi. I due, con le loro Ballate liriche del 1798 non vollero fare altro che una sperimentazione al fine di distaccarsi dall’illuminismo e proiettarsi verso il mondo immaginario e visionario, un nuovo linguaggio che avrebbe dovuto determinare cambiamenti nella popolazione. Sospettati di connivenze con la Francia rivoluzionaria, i due poeti erano strettamente tenuti d’occhio dalla polizia segreta inglese. Wordshworth per reale convincimento, si proponeva di far apprezzare le cose di ogni giorno, le cose semplici e quotidiane, la poesia doveva parlare il linguaggio di tutti, al fine di far scaturire emozioni vere e non risultare vuota e tutto questo si univa alla perfezione con l’intento di Coleridge che era quello di scuotere le menti dall’assuefazione e dal letargo per volgerle verso la bellezza del creato.
“I libri, lotta dura e senza fine! Vieni ad ascoltare il cardellino del bosco e la sua musica soave: in fede mia c’è più saggezza in questa… Basta con le arti e le scienze, chiudi queste pagine avvizzite, esci fuori e porta con te un cuore che osserva e percepisce“
da Il Rovescio della medaglia, Ballate liriche, di Wordsworth
Le Lyrical Ballads divennero il vero e proprio manifesto del romanticismo inglese, poesie che influenzarono artisti, poeti e pittori successivi.
Byron pur riconoscendone il talento, giudicava i due poeti magari erroneamente un po’ in malafede, autori di una poesia vicina alla gente e trasfigurata per mezzo dell’immaginazione al solo scopo di plagiare le masse per esercitare un controllo sociale. In realtà Wordsworthaveva espresso apertamente le sue intenzioni nella prefazione del libro.
“La maggior parte delle poesie che seguono devono essere considerate degli esperimenti. Esse furono scritte con l’intento di accertare fino a che punto la lingua parlata dalle classi medie e basse della società sia confacente agli scopi del piacere poetico. Se i lettori abituati allo sfarzo e alla vuota fraseologia di molti poeti moderni avranno la costanza di leggere questo libro fino in fondo ecc, ecc.. “
dalla Prefazione di Ballate liriche
In ogni caso la poesia di Wordsworth influenzò anche Byron, con la differenza che lui rimase sempre ben ancorato e consapevole della realtà dei fatti. Il poeta Keats, simbolo per eccellenza del romanticismo inglese insieme a Shelley, scriverà che la differenza fra loro è che “Byron descrive quello che vede, io invece immagino e il mio compito è ben più difficile“
Lord Byron è la risposta ribelle e illuminata a Wordsworth e Coleridge, i tuoi amici dei laghi diceva a Shelley, e alle conseguenze del falso romanticismo successivo, che degenerò nel noir e che volle verificare il comportamento delle menti sensibili per provare il modo in cui si associano le idee in uno stato di eccitazione. “Nessuna poesia di valore fu mai scritta se non da un autore che dotato di sensibilità superiore al comune, avesse anche pensato a lungo e profondamente” disse Byron.
Lo scrittore Johann Wolfgang Goethe pur non avendolo mai conosciuto, stimava infinitamente Byron e lo riteneva il più grande scrittore inglese al pari di Shakespeare. Dopo la morte del poeta scrisse all’editore Murray Mi rattrista che Lord Byron non fosse a conoscenza di come i Tedeschi possano capirlo e come lo stimino molto… I poeti inglesi possiedono quello che i Tedeschi non hanno mai raggiunto, uno stile comico ed elegante
Quando Fletcher lasciò la stanza Trelawny, davanti al corpo abbandonato di Byron, non resistette e volle vedere quali erano le cause della zoppia dell’amico scoprìendo le sue gambe Il grande mistero era risolto. Entrambi i piedi del Pellegrino erano deformi, e le gambe avvizzite fino alle ginocchia: la figura e le fattezze di un Apollo, unite ai piedi e le gambe di un satiro dei boschi
Due gambe magre e atrofizzate come quelle del Crocifisso ligneo del Duomo di Ravenna, quel crocifisso strano, prodigiosamente scampato al fuoco ritirando i piedi. Quel crocifisso a forma di Y, presente nella Cattedrale della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, dalle epoche rinascimentali. A volte l’Invisibile, il Regno dei Cieli, si manifesta con evidenze nelle cose materiali. Sì, perchè probabilmente era forse era più vicino Byron all’essenza di Cristo che non altri devoti e pii. Il suo cuore spontaneo, infantile e buono, poteva aver capito di più.
da Gli ultimi giorni di Shelley e Byron, E. J. Trelawny
Noi bisogna per le cose visibili venire in cognizione delle invisibili, perchè ogni nostra cognizione comincia dal senso, il quale conosce solo i fatti corporali, ma l’intelletto umano, per la sua sottilità penetra fino alla sostanza delle cose naturali per levarsi alla cognizione delle cose invisibili e immateriali
da Il Trionfo della Croce di G.Savonarola
Il regno dei cieli è dentro di voi (Lc 17,21)
Byron come un vero romantico, rimane un esempio unico, tutta la sua vita è l’opera d’arte. Egli non ebbe proseliti in poesia se non le varie imitazioni-caricature che dettero vita all’immagine byroniana del ribelle e del bel tenebroso, immagine che nella realtà non gli si confaceva. Lui fu forse il più conservatore e moralista di tutti, uno spirito libero che esaltava i classici e che con ironia si scontrava contro una società che lo escludeva e che imponeva regole. Ma mentre il classico accetta la società in cui vive e tende a descrivere la realtà migliorandone gli aspetti, il romantico, spesso deluso da ciò quello vede é lasciato a se stesso, un capro espiatorio, e lui immaginando, descrive il suo mondo interiore e mettendo in opera la sua verità.
O Inghilterra, malgrado i tuoi difetti io ti amo sempre; l’ho detto a Calais e non l’ho dimenticato… Mi piace la libertà per tutti e per me stesso; mi piace il governo (ma non questo), mi piace la libertà di stampa, mi piace il Parlamento e i suoi dibattimenti, specie se non lunghi… mi piacciono le tasse, se non troppe, mi piace una bistecca e non rifiuto un boccale di birra, mi piace anche anche il clima, quando non è piovoso, cioè pressappoco due giorni ogni inverno. E’ così… Dio salvi il Reggente, la Chiesa e il Re! Che significa che mi piace ogni cosa.
Da Beppo, racconto veneziano di G.G.Byron, 1818