Radicondoli, in provincia di Siena, è un paese circondato da una natura incontaminata.
Situato fra la Val d’Elsa, le Colline Metallifere e la Val di Cecina, si trova nei pressi di numerose riserve naturali: intorno non si scorgono che boschi, poderi isolati e fattorie.

Radicondoli fu fondata dal re dei Longobardi Desiderio, nel 758 d.C.. Nell’alto medioevo la contea appartenne agli Aldobrandeschi di Sovana, che in seguito si sottomisero alla Repubblica di Siena cedendo la zona agli Alberti, i quali poi la passarono ai Pannocchieschi, potente famiglia di conti longobardi provenienti da Volterra.

Radicondoli era un paese operoso: si produceva una lana che poteva competere con i pregiati prodotti delle corporazioni di Siena e Firenze. La produzione di lana era tutelata e regolarizzata da uno Statuto contenente più di 70 articoli.
Le numerose e precise norme dello Statuto facevano della lana di Radicondoli un prodotto molto rinomato. Il lavoro era supervisionato da due rettori e da quattro consiglieri, che erano incaricati del mantenimento delle procedure e delle sanzioni previste in caso di contraffazioni.
Questo è lo Statuto dell’Arte della Lana di Radicondoli… nell’anno Domini mille trecento otto..
Cap. 20 “Le filatrici non tengano la lana in terra… chi contro farà, sia condannata per ciascuna volta in V denari”
Cap.21 ”E’ ordinato che nessuna persona debba mandare o portare lana a bottega se non in panno, a pena di V denari”
Cap.33 “ Qualunque forestiero verrà a Radicondoli a comprare panni, potrà portare con sè a vedere i panni un mercante o lanaiuolo di Radicondoli”
Tutto era scrupolosamente descritto, in modo da tutelare il prodotto e non commettere “alcuna malizia né frodo, perchè i panni di Radicondoli si conoscano, e non si venda il panno per radicondolese, che non sia, che sarebbe un disonore a danno dell’Arte di Radicondoli e quelli dell’Arte“
dallo Statuto dell’Arte della Lana di Radicondoli


L’importanza della contea in epoca medievale è testimoniata anche dalla presenza dei papi Urbano V e Urbano VI, che rispettivamente nel 1366 e nel 1387, soggiornarono per qualche giorno nella cittadina, che pur si trovava piuttosto fuorimano rispetto ai consueti tragitti stradali.
Il 20 Ottobre 1366 papa Urbano V, di ritorno da Avignone verso Roma, si fermò a Radicondoli, dove fu accolto con processioni e festeggiamenti da parte della popolazione. Venne ospitato nella canonica del prete, nell’attuale piazza Matteotti.
Giunse il Papa alle diciotto hore, in dì di sabato, con sei Cardinali che da Vignone con sè portava… La desina in Pieve era apparecchiata con splendidezza… Quattro pulzelle monache vi giunsero dal nostro Monastero con torta che la badessa haveva fatta, che costò un bel fiorino…
da Per la storia di Radicondoli di Mons. Angelo Saltarelli

Il solitario paese di Radicondoli conserva l’impronta urbanistica tipica del medioevo. Delle tre porte di accesso al castello possiamo ammirare ancora oggi Porta Olla, lungo la via detta La Sedice. A fianco c’era la chiesa di San Michele, della quale restano alcune arcate.
La strada principale del paese, Via Tiberio Gazzei, alterna palazzetti rinascimentali a costruzioni di epoca medievale, dove gli archi a punta rimaneggiati e le vecchie pietre sbilenche, fanno trasparire l’antica origine.

Al centro della via c’è lo slargo Giacomo Matteotti, con il palazzo Berlinghieri, dove si trova il Municipio, e proprio davanti, la Collegiata, dedicata a Simone il Cananeo apostolo, poi in seguito rinominata agli apostoli Simone e Giuda Taddeo, entrambi di Cana e le cui spoglie sono conservate a Roma. Si tratta presumibilmente di parenti o conoscenti di Gesù: uno, Giuda, (non l’Iscariota) era infatti figlio di Alfeo, fratello di San Giuseppe, ed era lo sposo del banchetto di Cana menzionato nel Vangelo, e l’altro, Simone, viene identificato dai Bizantini con Natanaele Bartolomeo, probabilmente il maestro di tavola allo stesso banchetto. Le reliquie di San Bartolomeo apostolo si trovano nella basilica a lui dedicata al centro dell’Isola Tiberina a Roma, quelle di Giuda Taddeo nella Basilica di San Pietro.





Il 9 Luglio 1589 fu posta la prima pietra dell’attuale chiesa di Radicondoli, che venne costruita sulla preesistente pieve fondata dal re Desiderio. In quel luogo si trovavano i palazzi più antichi del villaggio fra i quali la vecchia dimora degli Aldobrandeschi. La chiesa fu ultimata nel 1617, e l’8 Novembre di dieci anni dopo, il vescovo di Volterra Bernardo Inghirami, con una bolla emanata da San Gimignano, elevò la nuova chiesa di Radicondoli a Collegiata.
Il campanile è parte di una torre del vecchio borgo medievale. L’orologio fu posto sulla facciata nel 1873.
Come riportano i documenti, alcune finestre del campanile vennero murate perchè da lassù si poteva osservare il giardino e le stanze del vicino monastero femminile di clausura
“…con occasione d’aver visto dalla Clausura delle MM. RR. Madri di questa Terra di Radicondoli, che da due finestroni del Campanile della Collegiata vien predominato l’horto et alcune Stanze di detta Clausura: pertanto volendo rimediare ad ogni disordine, che per tal causa potesse nascere, ordinò e decretò che detti finestroni, si murassero più che mezzi…
Radicondoli, 28 maggio 1654.
Iacomo Incontri Vicario capitolare.”
dal testo Per la Storia di Radicondoli, di Mons.Angelo Saltarelli, a cura di Rino Salvestrini

Nella Collegiata di Radicondoli si conservano tele del XVII secolo e una tavola di epoca medievale molto venerata raffigurante la Madonna col Bambino; viene chiamata Madonna della Mercede, in quanto apparteneva sembra, ad una monaca di origine spagnola. Nella navata centrale, sopra alle colonne ci sono 6 sculture di angeli neri in bronzo che portano fiaccole, all’ingresso si nota una trecentesca e piuttosto inquietante statua lignea di Sant’Antonio abate, e in una cappella c’è una scultura di Gesù a grandezza naturale dallo sguardo dolcissimo. Sopra l’altare maggiore è raffigurato il Sole raggiante, simbolo di Cristo ideato da Bernardino da Siena.
L’immagine della Madonna della Mercede fu incoronata nel Monastero di Santa Caterina della Ruota, il convento agostiniano di suore che si trova poco avanti nella via centrale del paese. Si tenne una solenne manifestazione in notturna che durò diversi giorni. Il dipinto sfilò in processione accompagnato dai musicisti sopra un baldacchino portato a spalla dai Conti Pannocchieschi d’Elci, dal nome del castello d’Elci, loro proprietà, poco distante. Era il Settembre del 1708.
Nel paese di Radicondoli i Conti d’Elci possedevano anche il Palazzo del Poggiarello, sul fondo della via Gazzei. Era stato comprato per 200 fiorini nel 1560, da Antonio d’Elci in occasione dell’entrata in clausura della figlia Clarice.



Il Monastero di Santa Caterina della Ruota, convento dedicato a Santa Caterina di Alessandria, si trova lungo Via Gazzei, nel tratto finale verso il Belvedere. Nato inizialmente come Ospedale adibito alla sosta e cura dei viandanti, nel 1339 su richiesta di alcune religiose, fu trasformato in monastero di clausura e da allora ha sempre avuto una grande fama, anche internazionale, e un ruolo di rilievo nella storia del paese.
Venne soppresso nel 1808 da Napoleone Bonaparte, come accadde per molti altri istituti religiosi. Fu riaperto nel 1818 sempre dalle suore, come scuola per le povere ragazze e poi di nuovo soppresso nel 1866 dopo l’Unità d’Italia. Passato in mani private, nel 1883 le religiose riuscirono a ricomprarlo dopo esser stato messo all’asta dall’Ufficio del Registro.




Entrando in paese con l’auto da piazza Gramsci, si può percorrere Via Giuseppe Garibaldi, a fianco della Chiesa del Crocifisso, e poi parcheggiare nell’ampia e panoramica piazza IV Novembre, conosciuta come piazza San Girolamo.
Il Teatro dei Risorti di Via Garibaldi è uno dei più piccoli teatri d’Europa. Agli inizi del 1900 era un vero e proprio punto di ritrovo a Radicondoli, che è sempre stato un paese appassionato di musica. Qui si radunavano i suonatori per le prove e il popolo veniva dalle campagne dei dintorni per assistere agli spettacoli. Per le feste da ballo si accantonavano le seggioline e il palco diventava il luogo del buffet.


A Radicondoli, il 29 Aprile 1845, è nato il compositore Ernesto Becucci, figlio di un calzolaio, che fin da ragazzo mostrò un grande talento musicale. Infatti i canonici della chiesa proposero l’elargizione di un contributo per permettergli di studiare musica sotto la guida dell’organista radicondolese, Quirino Bocciardi. Becucci divenne molto popolare all’epoca e nel 1865 si trasferì a Firenze, con il benestare dei curati.
Fra le sue composizioni più note ci sono Tesoro mio, un valzer originariamente nato per pianoforte, poi una gradevole melodia dedicata all’avvento del tram in città e la polka chiamata “Tanto si fa per ridere” ispiratagli dal suono prodotto da un fabbro mentre batteva il martello sull’incudine. Praticamente un romantico precursore dell’art rock e dell’elettronica. Quasi sconosciuto in Italia, Becucci è invece molto noto in Cina, dove i bambini spesso imparano la musica con le sue facili melodie.

La vecchia pieve del paese di Radicondoli, con annesso il piccolo cimitero, si trova subito fuori dal centro abitato, al termine del grande parco pubblico.
In quel luogo c’era il primitivo castello del re Desiderio, in seguito distrutto. La chiesa faceva probabilmente parte della proprietà, mostra infatti alcuni elementi di origine longobarda. E’ conosciuta nei documenti storici a partire dal secolo X. Negli anni delle predicazioni di San Bernardino, la zona fu frequentata spesso dal frate e su suo consiglio venne fondato il Convento francescano dell’Osservanza, oggi sede di una Scuola di Musica.
Le predicazioni di Bernardino ebbero molta importanza per la popolazione di Radicondoli. Il monogramma IHS, iniziali di Gesù, all’interno del sole raggiante, si può notare infatti oltre che nella Collegiata, sopra i portali di molte costruzioni e palazzi di Radicondoli.

Dopo il periodo medievale di grande splendore, Radicondoli con il tempo si è lentamente spopolata, rimanendo una zona essenzialmente agricola fino al 1800, quando ci fu un momentaneo incremento della popolazione dovuto alla produzione di cappelli in feltro e filati di lino. In quel periodo, e precisamente nel Novembre del 1833, Radicondoli ebbe un altro ospite illustre: Leopoldo II di Toscana.

Il Granduca soggiornò alcuni giorni nel Palazzo Berlinghieri, dove ricevette in udienza i pubblici funzionari e il clero, passeggiò per il paese incontrando la popolazione e visitò le chiese.
Sempre nell’800 il conte Bulgarini d’Elci fece costruire l’Hotel delle Galleraie, a 8 km di distanza, al fine di sfruttare le proprietà dell’acqua termale che scaturiva da alcune sorgenti a 29 gradi. Le terme delle Galleraie, un tempo convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, sono oggi in decadimento. Un vero peccato.
Il Festival estivo di Radicondoli e le diverse iniziative culturali degli ultimi tempi offrono momenti di svago per chi trascorre periodi di vacanza in questo tranquillo paese toscano, dove le donne si ritrovano a cucire davanti ai portoni e dove il tempo sembra davvero essersi fermato.
