Colosseo e Cristianesimo

Il Colosseo, monumento simbolo di Roma, venne chiamato così in epoca medievale a causa di un’enorme statua in bronzo che si trovava al lato, il Colosso, monumento dedicato inizialmente a Nerone e poi convertito da Vespasiano al “Sol Invictus”. Per costruire l’anfiteatro era stato prosciugato il lago del parco della Domus Aurea, la mastodontica villa che Nerone si era fatto costruire lì a fianco, sul colle Oppio, luogo dove si trovava inizialmente la statua, che venne poi spostata vicino al Colosseo dall’imperatore Adriano. 

L’ultima citazione di questa grande statua è nel Cronografo del 354, un raffinato almanacco contenente molte illustrazioni e notizie sulla Roma dell’epoca. L’almanacco fu commissionato dal ricco cittadino romano cristiano Valentino al calligrafo Furio Dionigi Filocalo.

Colosseo roma
Colosseo, Roma

L’Anfiteatro Flavio, questo il vero nome del Colosseo, fu costruito per volere di Vespasiano a partire dal 72 d.C. 

Amato dal popolo e piuttosto oculato nelle scelte, Vespasiano pagò le spese della costruzione del Colosseo con il ricavato delle conquiste e non con le tasse ai cittadini. L’imperatore in seconde nozze aveva sposato la sua amante, Antonia Cenide, una schiava della madre dell’imperatore Claudio, la quale divenne una donna molto influente e potentissima fra i liberti (gli schiavi liberati), tanto da esserle dedicata addirittura un’ara in marmo di Carrara sulla via Nomentana.

Non sappiamo quando sia nata Cenide e neanche quali siano le sue origini, ma Svetonio, nella Vita di Domiziano sostiene che fosse originaria dell’Istria

da Vita segreta degli imperatori romani di Sara Prossomariti

colosseo dal palatino
Il Colosseo visto dal colle Palatino

Vespasiano era stato comandante dell’esercito romano e aveva sedato insieme al figlio Tito, per volere di Nerone, la guerra in Giudea scoppiata fra la popolazione. Dopo la morte di Nerone e dei tre suoi successori regnanti in solo due anni, fu acclamato imperatore direttamente dai soldati e dal popolo, ruolo che in realtà non avrebbe voluto accettare. Egli, che non faceva parte delle famiglie dell’aristocrazia, una volta arrivato con il figlio Tito trionfalmente in Roma, finanziò arte e cultura, ricostruì il Campidoglio, edificò un Tempio dedicato alla Pace, fece sistemare le Vie romane e iniziò appunto la costruzione del grande Colosseo. Alla loro dinastia, quella dei Flavi, furono dedicati archi trionfali e templi nei fori imperiali. Sulle pareti dell’Arco di Tito è rappresentato il corteo trionfale di ingresso di Vespasiano e Tito nei Fori Imperiali a Roma nel giugno del 71 d.C, corteo che culminò al Tempio di Ottavia, dove i Flavi erano attesi dal Senato. L’Arco detto di Tito fu edificato da Domiziano, figlio di Vespasiano e fratello minore di Tito, il quale terminò anche la costruzione del Colosseo. Si riconoscono il candelabro a sette braccia, la tavola dei pani e altri oggetti portati a Roma dal Tempio di Gerusalemme.

portico di Ottavia
Portico di Ottavia
arco di tito fori imperiali
Arco di Tito, Fori Imperiali
Arco di Tito particolare candelabro a sette braccia
Arco di Tito, Roma

Vespasiano, come precedentemente avevano fatto Cesare e Ottaviano Augusto, trattò con riguardo la popolazione dei Giudei, emanando decreti per tutelare l’amicizia fra i popoli, decreti che da tradizione venivano incisi su tavole e colonne nel Campidoglio. L’alleanza degli Ebrei con i Romani aveva radici antiche e già da tempo molti Ebrei vivevano a Roma nella piena libertà di praticare i loro riti e ritrovarsi. Nel libro delle Sacre Scritture dei Maccabei al capitolo 8, gli Ebrei rinnovano la loro ammirazione e riconoscenza verso i Romani per averli aiutati e protetti contro le invasioni dei popoli confinanti. I Romani dal canto loro, erano molto incuriositi da questo popolo fiero e mistico, il quale, pur essendo disperso in molte parti del mondo, rimaneva unito per la fede al loro misterioso Dio.

Nonostante i loro successi i Romani non indossano il diadema e non vestono la porpora.. Non c’è in loro invidia nè gelosia.. Concedono amicizia e protezione a chi si rivolge a loro che sono forti e potenti

dal libro delle Sacre Scritture dei Maccabei

Questa supremazia concessa dai Giudei ai Romani determinò l’elezione a governatore dei Giudei di Erode il Grande, ebreo non della stirpe reale di David. Fu nominato direttamente a Roma da Marco Antonio, il quale nell’occasione tenne una sontuosa festa nella città. Il ruolo di Re dei Giudei venne poi confermato a Erode anche dall’imperatore Ottaviano Augusto, ruolo che i Giudei più rigorosi verso l’antica Legge, accettarono di mala voglia.

Gli Ebrei che all’epoca vivevano a Roma erano numerosi. Stanziati soprattutto nel quartiere Trastevere, essi godevano della libertà di professare i loro rituali e inviare denaro al Tempio di Gerusalemme. Dopo la disfatta di Gerusalemme anche Erode Agrippa II e le sorelle Drusilla e Berenice vissero nella capitale in amicizia con i Flavi, la famiglia dell’imperatore Vespasiano. Berenice ebbe addirittura una storia d’amore con Tito, il figlio di Vespasiano, a causa della quale venne poi allontanata da Roma con il timore si verificasse una rinnovata faccenda come quella fra Cesare e Cleopatra. Vespasiano, nominato imperatore nel 69 d.C., era così conosciuto per la clemenza e la nobiltà d’animo, che ad Alessandria d’Egitto gli fu richiesto da due infermi presentatisi al suo cospetto di intervenire in loro favore con un miracolo. All’epoca si era sempre alla ricerca di segni soprannaturali, cosa che veniva richiesta anche allo stesso Gesù di Nazareth e che Lui non amava manifestare.

Raccontasi che un cieco e uno zoppo presentati al suo Tribunale, lo pregarono quasi con importunità di guarirli assicurandolo che il Dio Serapide li aveva avvertiti in sogno di questo… Vespasiano che si burlava dei sogni, non ardiva di arrischiarsi… Tuttavia le suppliche furono così fervide che acconsentì di toccare i malati e li guarì perfettamente in presenza di una grande moltitudine… E’ verosimile che questi due uomini fossero impostori

da Compendio della Storia di Michelangelo Bonotto, Venezia 1785

Colosseo, Roma
Colosseo, Roma

Il Colosseo venne inaugurato, ancora non completato perfettamente, nell’80 d.C. dal figlio di Vespasiano, Tito, con un fastoso spettacolo di giochi durato cento giorni. Nell’occasione fu coniata una moneta che lo riproduce. Il fratello minore di Tito, Domiziano completò successivamente l’opera.

Roma è stata restituita a sè stessa… E’ oggi delizia del popolo quella che era soltanto delizia di un tiranno

da De Spectaculis, del poeta Marziale, 80 d.C.

Nel grande anfiteatro si facevano i ludes circenses, che comprendevano lotte fra gladiatori (munera) e cacce con animali feroci (venationes). Inizialmente vi si svolgevano anche battaglie navali (naumachie). Tutto il popolo romano aveva accesso gratuitamente agli spettacoli, compresi gli schiavi. I posti erano numerati, ad eccezione dei palchi d’onore alle estremità delle assi centrali, dove sedevano l’imperatore, i consoli, i magistrati e le vestali. Il palco imperiale si trovava all’estremità meridionale dell’asse minore.

Ruderi del Largo Argentina, Roma
Ruderi del Largo Argentina, Roma

Come in tutte le costruzioni del genere, siano teatri o anfiteatri, gli spettatori si disponevano sulle gradinate in base alla classe sociale di appartenenza: nelle prime file i nobili, poi i plebei, gli schiavi e in alto le donne, secondo una consuetudine da anni consolidata. Sesto Properzio, uno dei primi poeti romani a scrivere Elegie, scrive così per bocca della gelosa Cinzia, nel 28 a.C.:

Tu non passeggerai agghindato all’ombra del portico di Pompeo, e non ti volgerai verso le file più alte del teatro

I grandi giardini con i portici di Pompeo, primo conquistatore del Tempio di Gerusalemme nel 63 a.C., erano infatti uno dei maggiori luoghi d’incontro della Roma repubblicana. Si trovavano all’incirca nell’area che va da Campo di Fiori a Largo Argentina; ancora oggi nelle fondamenta dei palazzi se ne possono osservare i resti. Quello è il luogo in cui fu ucciso Giulio Cesare.

colosseo interno
Colosseo interno

Alla sommità del Colosseo stanziavano i marinai della flotta imperiale, che avevano il compito di azionare i grandi velari che proteggevano gli spettatori dalla pioggia e dal sole durante gli spettacoli. La costruzione aveva numerose vie di fuga e fontanelle per dissetarsi, un vero capolavoro di architettura.

L’arena era coperta da tavole di legno, che si potevano togliere quando gli spettacoli lo richiedevano. Durante le cacce con gli animali feroci, la cavea, parte riservata agli spettatori, era protetta da una rete. Nei locali sotterranei, aggiunti da Domiziano e recentemente scoperti, c’erano le gabbie degli animali e le stanze dei gladiatori, che erano adorati come veri e propri campioni di oggi.

Colosseo, Roma
Colosseo, Roma

I gladiatori, che accettavano liberamente l’incarico, erano spesso prigionieri di guerra o schiavi che venivano addestrati al combattimento in apposite scuole. Se erano particolarmente bravi venivano ricompensati con la libertà. Anche alcuni imperatori romani vollero combattere nell’arena per dar prova del loro coraggio.

Il Colosseo continuò a svolgere la propria funzione fino all’alto medioevo, periodo in cui vi venivano rappresentate quasi esclusivamente le venationes, le tradizionali cacce alle belve feroci e gli scontri fra animali.

La costruzione, di forma ellittica e alta quasi 50 metri, era composta da tre ordini di arcate e ogni arcata ospitava una statua. La facciata era rivestita in travertino e dopo la caduta dell’Impero fu utilizzata per centinaia di anni come cava di materiali da costruzione. Con il travertino del Colosseo sono stati creati molti monumenti della città di Roma.

panorama dal vittoriano roma
Panorama dal Vittoriano
Babbo e mamma al Colosseo, 1962
Fontana di Trevi, Roma

Contrariamente a quanto si pensa, e sperando che effettivamente sia andata così perchè il sacrificio della vita non era quello a cui Gesù teneva, non si hanno in realtà notizie di grandi massacri di martiri cristiani avvenuti in questo luogo.

Si possono facilmente contare i Cristiani che morirono per la loro religione, perchè ne morirono pochi e solo di tanto in tanto

da Contro Celso, di Origene di Alessandria, teologo e filosofo greco antico

Voltaire nel suo Dizionario filosofico alla voce Cristianesimo, afferma essere stati pochi i verbali di proconsoli e pretori che condannarono a morte i Cristiani. I Romani furono sempre rispettosi delle religioni e delle tradizioni dei popoli da loro soggiogati. I Cristiani, se ritenuti colpevoli di qualcosa, furono talvolta imprigionati o esiliati, vennero distrutti i loro luoghi di ritrovo o furono sottratti loro i possedimenti, che vennero poi restituiti con l’editto di Milano stabilito da Costantino e Licinio nel 313 d.C., momento in cui il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dello Stato Romano.

Nel 112 d.C. Plinio il giovane, governatore in Asia Minore, chiese chiarimenti all’imperatore Traiano sul comportamento da adottare, spiegando di aver fatto indagini sulla comunità cristiana locale e di aver scoperto che la cosa peggiore che si poteva imputare loro era una superstizione inopportuna e smodata che non meritava però la pena di morte. Traiano rispose con brevi parole lasciando intendere che il comportamento doveva essere di diffidenza ma indulgenza, intimando inoltre di non credere a denunce anonime, ma giudicare solo sulla base di fatti individuali affinchè essi non provocassero disordini all’ordine pubblico.

Non può essere stabilita una regola generale che abbia un carattere rigido… Se riconosciuti colpevoli di qualche reato li si deve punire

dal rescritto di Traiano a Plinio il Giovane, 112 d.C.

colosseo
Interno del Colosseo

Il fatto è che il Senato romano, di norma tollerante nei confronti delle religioni, vide talvolta nelle riunioni segrete di alcuni primi Cristiani, intimoriti forse più dai propri conterranei giudei che dai Romani stessi, un proseguimento dei Baccanali e dei miti egizi e caldei, rituali magici ed esoterici che erano stati duramente repressi a Roma con il decreto del 186 a.C. In occasione infatti dell’entrata nella zona segreta accessibile soltanto ai Sacerdoti del Tempio di Gerusalemme, i Romani, fin dalla prima conquista del tempio da parte di Pompeo Magno nel 63 a.C., non trovarono le consuete statue dedicate agli dei, ma solamente alcuni oggetti e la grande Vite d’Oro, cosa che fece nascere nei Romani il sospetto che fossero adoratori di Bacco, Dionisio per i Greci, il dio del vino e della vite, dedito ai vizi e al bere. In seguito al decreto del 186 i Bacchanalia infatti erano stati vietati in tutta Italia e quelli che si erano macchiati di dissolutezza o assassinio furono condannati a morte. Probabilmente qualche gruppo di primordiali Cristiani venne fuorviato, fraintese o volutamente male interpretò la religione nascente portata da Cristo, che era una religione alla luce del sole, fatta di comportamenti leali, verità e giustizia.

Per questo sono nato e sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce

Gv, 18,37

E in effetti la sua voce fu ascoltata fin da subito da molti soldati e legionari dell’esercito romano e lo stesso Vangelo rende testimonianza di questo. Già da subito gli insegnamenti di Cristo fecero presa nella città di Roma e suscitarono profonda impressione negli imperatori. Lo stesso San Paolo nella lettera ai Filippesi scritta da Roma circa nel 53 d.C. afferma nei saluti

Vi salutano i fratelli che sono con me. Vi salutano tutti i santi e specialmente quelli della casa di Cesare (leggi l’imperatore)

Arco di Costantino, Roma
Arco di Costantino, Roma

Il Colosseo fu comunque una delle sedi riservate alle esecuzioni dei condannati a morte e diventò quindi teatro di barbare uccisioni e giochi cruenti, per questo motivo l’imperatore Costantino nella sua nuova Roma, a Costantinopoli, l’attuale Istanbul, non ne volle uno.

L’iscrizione sull’arco dedicato a Costantino, realizzato nel 315 d.C. a pochi passi dal Colosseo, ricorda la vittoria di Costantino su Massenzio e il trionfo ufficiale del Cristianesimo con l’allusione alla grandezza di un’astratta “divinità” alla quale l’Imperatore si era affidato al posto degli dei dell’Olimpo.

Anche gli imperatori Adriano e Antonino Pio, avendo riconosciuto la falsità dei delitti di cui erano accusati i Cristiani, promulgarono editti in loro favore e mantennero verso di loro una politica piuttosto indulgente. L’imperatore Alessandro Severo, eletto nel 222 d.C., nella sua cappella personale, aveva posto fra gli altri dei, anche le statue di Gesù e del profeta Abramo. Il suo motto preferito, che aveva imparato dai Cristiani e che ripeteva spesso, era: non conviene fare ad altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi stessi. Addirittura si dice abbia tentato di convincere il Senato romano ad innalzare un tempio a Cristo, cosa che però non gli fu concessa. Nella sua preziosissima biblioteca del Pantheon aveva raccolto molti libri sacri, i quali erano gelosamente custoditi dal suo storico personale, Sesto Giulio Africano, un cristiano di origine palestinese.

Lo stesso Augusto, primo imperatore romano nato nel 63 a.C., si dice abbia fatto costruire un altare sul Campidoglio (l’Ara Coeli) dedicato al Figlio di Dio, il Re del Cielo, del quale la Sibilla Tiburtina gli aveva profetizzato la venuta imminente sulla Terra.

Pilato chiede a Gesù.”Tu sei il re dei Giudei?” e Lui:”Dici questo da te o te lo hanno detto sul mio conto?”

dal Vangelo di Giovanni, 18,33

colosseo

Anche Marco Aurelio, l’imperatore filosofo, rimase impressionato dai Cristiani e fu molto colpito dopo che una pioggia benefica cadde a ristorare l’assetato esercito romano della XII legione, che era composto in gran parte da Cristiani.

I Romani spossati dalle fatiche e dal gran caldo, per la gran sete si vedevano in pericolo di perire. In queste angustie la legione chiamata Fulminante, quasi tutta composta da Cristiani, ottenne da Dio con le sue preghiere una pioggia abbondante e nel tempo medesimo cadde sui nemici una grossa grandine accompagnata da tuoni e fulmini, in modo che l’acqua rinfrescò i primi e il fuoco atterrì e dissipò i barbari. L’effetto fu tanto all’imperatore sensibile, che in riconoscenza fece fermare la persecuzione che da 7 anni soffrivano, vietò l’accusarli e ordinò che i loro accusatori fossero puniti con castighi

da Compendio della Storia di Michelangelo Bonotto, Venezia 1785

Colosseo, Roma

Nel 1744 il papa Benedetto XIV, in ricordo delle morti avvenute nel Colosseo, arrestò il decadimento del monumento proibendone lo smantellamento delle pietre e innalzando al centro una grande croce circondata dalle stazioni della Via Crucis. Numerosi diari di viaggio di Grand Tourist parlano di questo fatto nei loro scritti

La croce al centro del Colosseo vale 100 giorni di indulgenza e si vede gente che la bacia dalla mattina alla sera

da Pictures from Italy di Charles Dickens, 1846

Altra caratteristica spesso riportata nei resoconti dei viaggiatori dei Grand Tour, era la lussureggiante vegetazione presente all’interno del Colosseo, con alberi da frutto, fiori, edere e erbe spontanee che crescevano abbondantemente sulle rovine e ne facevano un luogo ricco di fascino per gli scrittori romantici e gli amanti del pittoresco.

Nel 1812 i Francesi, che dopo Napoleone avevano annesso lo Stato Pontificio nel cosiddetto Dipartimento di Roma, furono i primi ad ordinare il diserbamento del Colosseo e a dare inizio alle opere di restauro. Ma con la caduta di Napoleone la vegetazione prese di nuovo il sopravvento.

Sembra più un’opera della natura che dell’uomo… Una balza si leva sull’altra, cime verdi e ventose si innalzano al cielo

Thomas Cole, 1832

Nel 1855 l’inglese Richard Deakin pubblicò il libro Flora of the Colosseum, dove descrive e illustra più di 400 specie botaniche che aveva visto crescere nel Colosseo fra i numerosi fichi, ciliegi, peri, viti e rose selvatiche. Lo stesso aveva fatto nel 1813 Antonio Sebastiani nel suo Flora Colisea. L’argomento suscitava molto interesse, tanto che si arrivò ad ipotizzare che insieme alle belve feroci fossero stati portati da tutto il mondo semi di piante arrivati con il cibo destinato agli animali.

Molte piante sono state distrutte dalle modifiche e dai restauri apportati alle rovine; circostanza della quale non possiamo non rammaricarci. Preservare il crollo di una qualsiasi parte del monumento è quanto mai desiderabile; ma effettuare restauri e pulizia nella misura in cui si è fatto invece di lasciarlo nella sua selvaggia e solenne grandezza, significa distruggere l’impressione e la lezione inimitabile che da un rudere così magnifico deriva allo spirito

Richard Deakin, Flora del Colosseo, 1855

Giovanni Paolo Pannini, Veduta del Colosseo, 1830

Anche Lord Byron rimase molto affascinato dal Colosseo e a questo si ispirò per la scrittura della tragedia del Manfredo

Vagando in una notte come questa, sostai fra le mura del Colosseo, in mezzo alle maggiori reliquie della potente Roma. Gli alberi cresciuti accanto agli archi in rovina ondeggiavano neri nella notte azzurra e le stelle brillavano fra gli squarci del rudere; lontano un cane abbaiava oltre il Tevere…

Lord Byron, Manfredo, 1817

colosseo di notte
colosseo di notte

Il diserbamento totale del Colosseo avvenne nel 1871, quando nel corso dei restauri vennero riportate alla luce anche le strutture interne.

Un recente progetto prevede il riallestimento dell’arena tramite lamelle mobili di legno. Sarà così possibile usufruire del prestigioso spazio per eventi consoni alla tutela del monumento, che è protetto dall’Unesco dal 1980.

Nel 2007 il Colosseo è stato inserito fra le Nuove sette meraviglie del Mondo dal sondaggio lanciato sui social dalla società svizzera New Open World Corporation.

Vista del Colosseo di notte di Franz Ludwig Catel, 1830
Vista del Colosseo al chiaro di luna, Franz Ludwig Catel, 1830, Hermitage Museum

Da tre giorni godiamo delle più chiare e magnifiche notti… Il Colosseo soprattutto, offre uno stupendo colpo d’occhio; la notte rimane chiuso e vi dimora un eremita presso una piccola cappella, oltre i mendicanti che si annidano fra le rovine delle volte. Questi avevano acceso un fuoco e un vento leggero spingeva il fumo… ci fermammo davanti all’inferriata a contemplare, la luna era alta e luminosa…

da Viaggio in Italia di J.W.Goethe,  2 Febbraio 1787

Goethe a Roma

Paola Barucci luoghiromantici.com/it 2013 All rights reserved